Apr 29

Sono anni oramai, che assieme al mio classico soprannome, mi vengono affibbiati nomignoli temporanei a seconda delle situazioni. Ma a parte lo “storico” Sojola, si tratta perlopiu’ di soprannomi temporanei.
Negli ultimi anni me ne hanno affibbiati piu’ di uno: Puccio, Straccione, er Proteina, Radio Capital o Radio Banchetto sono alcuni di questi. Con lo Zio Uolter i colleghi ci chiamavano “I Jalisse”, ed io ero “Fiumi di Parole”. Prima della partenza poi qualcuno aveva iniziato a chiamarmi l’Australiano.
Insomma l’ultimo in ordine cronologico e’ stato “Er Canotta”, ma in realta’ e’ durato molto poco, perche’ come giustamente Lucio mi fece notare a suo tempo, questi soprannomi rimangono finche’ non se ne trova un altro. E infatti subito dopo sono diventato “Er Cicatrice”.
In realta’ e’ successo una mesata fa. Non era passata neanche una settimana da quando avevo messo per la prima volta le mie foto online, che gia’ avevo bisogno dell’aggiornamento. Manco fossi un sistema operativo.

Ora vorrei tranquillizzare tutti i miei cari amici australopitechi che pensavano stessi provando ad aprire il terzo occhio “manualmente”.
Mi piacerebbe a questo punto raccontarvi com’e’ duro combattere a mani nude contro un coccodrillo, ma non ci crederebbe nessuno.
E purtroppo non sono neanche come Harry Potter, perche’ a parte la cicatrice e il forte mal di testa iniziale ancora non faccio magie. Peccato.
In fondo le uniche magie che vorrei fare sarebbero lanciare un anatema a quella testa di minkia che ha lasciato la macchina parcheggiata sul marciapiede col portabagagli aperto a mezz’altezza, mentre il sottoscritto era intento a scartare un panino e non guardava.
La violenza dell’impatto e’ stata di poco inferiore a quello di un asteroide di medie proporzioni che cade sulla Terra. Secondo stime ufficiali, la somma data dalla velocita’ della camminata (ero di corsa come al solito), lo spessore della lamiera e il peso specifico dell’acciaio, ha esercitato una pressione pari a 26 tonnellate su cm/q, scaricata in un unico punto sulla fronte.
C’e’ chi mi ha detto che le cicatrici fanno sembrare piu’ sexy. Io so solo che dopo aver dato quella craniata mostruosa ed essermi ritrovato accovacciato per terra (in quel momento ancora non avevo capito che minkia era successo), mi sono sentito un coglione e me ne sono andato subito per la vergogna.

Ma a parte tutto, mi sento ancora in dovere di consigliarvi l’Australia come destinazione di un vostro futuro viaggio..
E’ un paese fantastico, e vi assicuro che e’ un esperienza che lascia il segno.

Apr 27

Il 25 aprile in Italia e’ festa nazionale, e si festeggia l’Anniversario della Liberazione. Ma anche in Australia curiosamente lo stesso giorno c’e’ una festa nazionale: l’ANZAC Day.
L’ANZAC Day è una commemorazione che si tiene ogni anno in Australia e Nuova Zelanda il 25 aprile in memoria di tutti i soldati delle forze armate di Australia e Nuova Zelanda (ANZAC è infatti l’acronimo di Australia and New Zealand Army Corps, “Corpo d’armata di Australia e Nuova Zelanda”) caduti in tutte le guerre, ed e’ una delle piu’ importanti feste per entrambi i paesi.
Nonostante questa commemorazione si tiene in generale per tutti i caduti in guerra, la scelta del 25 aprile cade per ricordare l’anniversario del primo sbarco dei Diggers (sabotatori) australiani a Gallipoli (no quella in Puglia, ma in Turchia!).
La data pero’ non ricorda una vittoria, ma il massacro a cui vennero mandati decine di migliaia di soldati delle colonie inglesi dal generale inglese Ian Hamilton nel 1915, durante la Prima Guerra Mondiale. In quel periodo infatti gli inglesi avrebbero sperimentato la prima operazione di sbarco militare, mandando i soldati dell’ANZAC come cavia a farsi macellare sulla penisoletta di Gallipoli.
Mal concepito e peggio condotto, quello che doveva essere un attacco lampo si protrasse invece per ben OTTO mesi, dall’aprile del 1915 al gennaio del 1916, con tutta una serie di assalti sanguinosi ed improvvisati alla linea trincerata turca, che portarono solo ad uno stallo, la cui unica soluzione fu, alla fine, evacuare la penisola.
Morirono 8141 soldati australiani e circa 2700 neozelandesi, oltre ad altri 18,000 feriti.
Alla fine i comandanti britannici riconobbero che la tattica utilizzata in quel frangente era stata fallimentare, e la battaglia di Gallipoli venne archiviata come uno dei più scalcinati attacchi di tutta la guerra.
Va detto tra l’altro che all’epoca la Turchia aveva ovviamente una importanza nulla per la politica estera australiana.
Comunque sia la battaglia di Gallipoli ha sancito, nell’immaginario collettivo, l’ingresso dell’Australia nel consesso delle nazioni e il definitivo affrancamento dal passato di marginale colonia. Infatti nonostante esista già un giorno che celebri la nascita della nazione (l’Australia Day il 26 gennaio), per molti australiani l’ANZAC Day è la vera festa della nazione, perché e’ proprio a causa degli eventi drammatici della Prima Guerra Mondiale che si sarebbe formata l’identità nazionale australiana.

Apr 18

Quando gironzolo per Sydney, una delle cose che piu’ mi manca e’ il mio motorino. Tutte quelle giornate passate col culo sopra il mio scassatissimo Scarabeo, con cui senza oramai non so piu’ come muovermi. Infatti a Roma prendere la macchina il giorno o soprattutto usare i mezzi pubblici talvolta puo’ diventare un esperienza drammatica.
Qui a Sydney pero’ questa mancanza e’ mitigata in gran parte dall’efficiente rete di trasporti locale, con la quale ci si puo’ muovere davvero agevolmente tra molte delle zone della citta’.
C’e’ da dire innanzi tutto che tutti i trasporti convergono verso il CBD (Central Business District), ed io vivendo quasi a ridosso dal centro sono di molto agevolato (appena 5 minuti di treno).
Sydney è servita da un’ampia rete di treni, autobus e traghetti, che ho avuto modo di provare in questi mesi. E con l’abbonamento che faccio ogni settimana (il Travel Pass) posso utilizzare illimitatamente ed indistintamente tutti questi mezzi. I trasporti qui non saranno economici (il mio abbonamento costa 35 dollari a settimana) ma di fatto qui riesco a fare tranquillamente a meno della macchina/motorino e a muovermi ovunque.

TRENI: I treni sono gestiti dalla CityRail, che fa capo al governo del Nuovo Galles del Sud.
Tutto attorno alla citta’, nelle zone periferiche i treni viaggiano in superficie in un’ampia rete, che una non appena converge nel CBD si trasforma in una sorta di metropolitana che scorre in tunnel sotto la città.
Considerando che qui la maggior parte della gente lavora al centro ma abita fuori, potete immaginare nelle ore di punta i fiumi di persone che prendono il treno tutti allo stesso momento.
Cio’ nonostante la rete ferroviaria riesce a sopportare tutta questa affluenza, essendo “rinforzata” a dovere: da dove abito io ad esempio, la mattina intorno alle 8.00 il treno diretto verso il CBD passa ad intervalli 3 minuti (qualche volta capita anche meno!).

BUS: Quando ero ragazzino avevo messo a punto un sistema tanto diabolico quanto efficace contro le lunghe attese. Mentre aspettavo l’autobus spesso mi accendevo la sigaretta APPOSTA, con la speranza che l’autobus arrivasse subito. Questo metodo sicuramente non aveva solide basi scientifiche, ma era talmente pionieristico che molte volte funzionava. Sara’ per quello che all’epoca fumavo come una ciminiera e per di piu’ ero sempre in ritardo! Poi fortunatamente ho smesso con il fumo. Ora mi limito ad arrivare solamente in ritardo.
Qui a Sydney invece la cosa stupefacente e’ la puntualita: sembra prendere treni in Svizzera! In ogni fermata ci sono tabelle con tutti gli orari dei passagg di ogni autobus… e non sgarrano praticamente mai!
Nel centro e nei sobborghi interni il trasporto su autobus è monopolio della Sydney Buses.
Sembra pero’ che nei sobborghi più esterni, il servizio di autobus fornito da molte compagnie private e’ spesso criticato per una qualità del servizio più scarsa, e una molto minore frequenza delle corse, specialmente nelle ore non di punta.

TRAGHETTI: La Sydney Ferries, anch’essa facente capo al governo statale, gestisce un servizio molto ricco di traghetti sia per il trasporto pubblico convenzionale che per i percorsi più tipicamente panoramici e turistici sul Sydney Harbour e lungo Parramatta River.
Tutti i traghetti partono da Circular Quay, poco distante dall’Opera House.
Io finora ho preso il traghetto solamente per andare allo Zoo, ed a parte il fascino di navigare per la baia con l’Opera House e l’Harbour Bridge a fare da sfondo, credo che usati da “pendolari” risultino piuttosto scomodi, nonostante la frequenza di mezz’ora tra un traghetto e l’altro: difatti il tempo di “carico-scarico” passeggeri tra una fermata e l’altra e’ veramente palloso.
Il mio e’ comunque un parere soggettivo, infatti ho conosciuto persone che utilizzano il traghetto tutti i giorni senza problemi.

Oltre a questi tre mezzi principali, Sydney ha anche un sistema di metropolitana leggera, il “Metro Light Rail”, che va dalla Central Station a Lilyfield, e una monorotaia chiamata Monorail, principalmente a uso dei turisti, che viaggia in cerchio attorno al CBD e al Darling Harbour.

In alternativa a tutto cio’ potete sempre comprarvi un elicottero, o per i piu’ straccioni un bel paio di comode scarpe (ovviamente non di marca, un paio di Adidash o Piuma andranno benissimo).
L’autostop invece e’ caldamente sconsigliato, soprattutto con lo stratagemma di buttarvi improvvisamente in mezzo la strada. Qui vi falciano senza pieta’.

Apr 14

Dopo oramai quattro settimane mi sembra arrivato il momento di parlarvi di una delle cause principali del mio attuale stress psico-fisico: il nuovo corso d’inglese.
Una volta arrivato qui mai e poi mai mi sarei immaginato di rimanere sui banchi di scuola per una durata complessiva di quattro mesi, eppure e’ andata proprio cosi’.
Come detto in precedenza, il motivo principale che mi ha spinto a fare questo corso di preparazione al “First Certificate of English” (FCE), piu’ che per il diploma in se’ per se (nonostante sia riconosciuto a livello mondiale) e’ stato per seguire le lezioni di quella che a detta di tutti e’ l’insegnante piu’ brava della mia scuola, e cercare di perfezionare il mio inglese il piu’ possibile.
La mia teacher e’ a dir poco adorabile, si chiama Michelle, e guarda caso e’ nata proprio a Cambridge (anche se poi si e’ trasferita qui in Australia all’eta’ di 4 anni).
Inoltre il primo giorno, con mio sommo stupore, ho scoperto che la mia nuova classe non era composta come al solito dal 98.4% di coreani, anzi!
Di coreani ce ne sono appena tre, poi a seguire due brasiliani, una francese, una ceka, una slovena, un giapponese, ben quattro italiani ed una svizzera (in pratica italiana pure lei visto che e’ di Lugano).
Come al solito nessuno di loro sa del mio blog, ed io me ne guardo bene dal parlarne, come del resto faccio con tutte le persone che frequento qui in Australia (a parte Lucio e Manuel, ma loro mi hanno “scoperto” da soli).
Il corso e’ molto tosto, si “corre” parecchio, ed io sto faticando per non rimanere indietro. Sto scoprendo alcuni nomi agghiaccianti di tempi in inglese che neanche sapevo esistessero. Delle volte mentre faccio i compiti la notte, da solo, ho paura.
Poi a differenza dell’ultimo corso in cui, a parte la facilita’ delle lezioni, avevo tutto il tempo da dedicare allo studio, questa volta riesco a malepena a stare dietro alle lezioni, a volte non faccio i compiti per mancanza di tempo o di forze.

La mattinata tipo e’ questa:
ore 8.30 - entrata (degli altri)
ore 8.40-9.00 - entrata (mia)
ore 9.30 - lotta disperata contro la narcolessia
ore 10.00 - pausa caffe’ (finalmente mi SVEGLIO dopo appena 3 ore che mi sono alzato).
ore 11.00 - fame
ore 11.30 - inizio a morire di fame
ore 11.45 - meditazione Zen contro la fame
ore 12.00 - pranzo
ore 13.00 - ripresa delle lezioni
ore 13.20 - nuova lotta contro la narcolessia, stavolta per la pancia piena
ore 14.15 - Fine delle trasmissioni

Va detto che quasi tutti i miei compagni sono piu’ bravi di me, ed a volte mi sento un pesce fuor d’acqua. E mentre per la grammatica quando sono in difficolta’ me la studio sul corso in italiano che ho a casa, sul parlato ci sono persone che come diremmo a Roma “mi danno una pista”.
Per non parlare dell’ultimo test di listening in cui ho preso il penultimo voto piu’ basso… meno male che non ci sono i colloqui con i prof!
Comunque a parte tutto, in realta’ per quello che mi sono prefisso non sto a badare molto ai punteggi, perche’ l’unica cosa e’ che voglio e’ assorbire il piu’ possibile queste lezioni, cercando ovviamente di non sputtanarmi troppo il corso.
Ad oggi mi rimangono altre 8 settimane su un totale di 12 settimane di corso, ma gia’ mi sento mezzo morto.
A tal proposito, nel caso non riceviate piu mie notizie nei prossimi giorni, vorrebbe dire che qualcosa e’ andato storto e io non ce l’ho fatta.
In quel caso pensate voi ad avvertire la mia famiglia.
A Leonardo invece lascio le mie proteine.

Apr 11

So bene che trattandosi di me molti di voi avranno pensato ad una nuova recensione di qualche serie televisiva, ma purtroppo dato il rinvio della 7a stagione di “24″ per il prossimo autunno, oggi non ho meglio di che da fare che parlarvi dell’autunno.
Come introduzione all’argomento vorrei citare uno degli autentici caposaldi della letteratura italiana in voga sin dal 1807, probabilmente fonte d’ispirazione dei Baci Perugina: il mitico “Non ci sono piu’ le mezze stagioni”.
Il problema di queste “presunte” mezze stagioni per me e’ sempre stato che sia in primavera o in autunno non so mai come vestirmi. Perche’ col cambio di stagione la mattina fa freddo, a mezzogiorno caldo, e la sera di nuovo freddo (pero’ parlo da romano).
Ad esempio mi ricordo quando da ragazzo andavo a scuola a primavera. La mattina uscivo di casa tutto imbacuccato tipo Fantozzi quando va a sciare, poi pero’ tornavo a casa in maglietta, sudato, e con lo zaino prossimo all’esplosione per l’esagerata compressione di qualche indumento (meno male che all’epoca andava il bomber, se a scuola mi dovevo mettere giacca e cravatta come fanno qui mia madre mi uccideva!). Comunque all’epoca risolsi parzialmente il problema con un vero lampo di genio, ovvero andando a scuola senza libri, ma questa e’ un altra storia.
Qua ovviamente e’ lo stesso. La temperatura oramai si sta abbassando, ma sto ancora assistendo ad un’alternarsi di giornate tra l’autunno inoltrato e l’estate. L’altra volta per farvi un esempio sono andato a scuola per la prima volta con un maglioncino (e il giacchetto jeans). Altre volte ci vado solo in maglietta.
Nella pausa pranzo spesso si va a mangiare all’Hyde Park, ed io mi devo mettere all’ombra per il caldo che fa (e per non tatuarmi l’ennesima “canotta”). Altri giorni invece sembra addirittura inverno, piove e fa freddo perfino in classe.
Insomma tutti quelli che finora rosicavano della mia situazione climatica, potranno finalmente stare tranquilli. Tra un po’ sara’ il mio turno di rosicare!
Questa e’ pero’ solo la situazione di Sydney, perche l’Australia essendo un paese molto esteso, ha nei paesi a nord un clima tropicale (salendo si ritorna infatti verso l’equatore), che iniziano ora a diventare perfetti in questo periodo, essendo “invivibili” durante l’estate. Difatti se uno volesse, come poi d’altronde fanno molti backpackers, viaggiando su e giu per la costa si puo’ tranquillamente andare al mare tutto l’anno.
Ma torniamo a Sydney.
In questi giorni, a causa giornate di freddo totalmente random, ho iniziato ad avere anche un altro problema.
Dunque il sole inizia a battere sul mio appartamento solo nel primo pomeriggio. Questo e’ stato molto comodo durante l’estate, ma ora comincio ad avere qualche difficolta’ di natura tecnico-vestiaria. A parte che non ho pigiami e l’unica cosa con cui molte notti posso dormire sono i pantaloni della tuta e qualche maglietta a maniche lunghe, ho dovuto anche cambiare drasticamente le mie abitudini mattutine. Si perche’ qualche giorno fa nel fare la doccia, come e’ gia’ successo altre volte, non c’era l’acqua calda. E in piu’ quella mattina faceva davvero freddo.
Mi sono quindi ritrovato nella vasca da bagno, nudo, parzialmente insaponato, con l’acqua che scorreva e l’agghiacciante consapevolezza che la fottuta acqua calda quella volta non sarebbe arrivata. E’ stato un momento altamente drammatico.
Ora non so se avete presente Beautiful Mind, il film con Russell Crowe. Mi riferisco alla scena in cui gli fanno l’elettroshock. Ecco io quella mattina mi muovevo per casa allo stesso modo.
Ho provato a dare fuoco al pavimento di legno del soggiorno, cercando di simulare un caminetto in un angolo della stanza che secondo me avrebbe anche aggiunto un tocco di classe, ma alla fine ho desistito per le troppe convulsioni. Quindi mi sono affrettato a vestirmi e a SCAPPARE di casa, perche’ incredibilmente fuori all’aperto fa meno freddo che dentro casa.
Da quel giorno ho iniziato a farmi la doccia la notte.
E un giorno di questi se fa troppo freddo andro’ a dormire sul tetto. Come i gatti.