Quando ero bambino, c’era un cartone animato in cui un robot vinceva grazie “all’aiuto del sole”.
Il cartone animato non era chiaramente ambientato in Australia, altrimenti Daitarn 3 avrebbe fatto il culo a tutti in un paio di puntate, e a me sarebbe toccato tornare a vedere i Puffi.
Questa mia PROFONDISSIMA riflessione, e’ solo per farvi capire quanto e’ violento (e soprattutto nocivo) il sole in Australia. Difatti il famigerato “buco dell’ozono” si trova esattamente qui sopra, e i raggi ultravioletti del sole dannosi per la pelle vengono filtrati molto meno.
Non ha caso l’Australia ha la piu’ alta percentuale al mondo di casi di cancro della pelle.
Va detto a tal proposito, che comunque ricerche degli ultimi anni hanno registrato dati incoraggianti dalla messa al bando globale dei clorofluorocarburi di 15 anni fa (i famosi CFC, non so se vi ricordate ad esempio le vecchie bombolette spray). Pare infatti che il buco dell’ozono si stia richiudendo, anche se molto lentamente. Attualmente si prevede la completa ristabilizzazione dello strato dell’ozono per il 2065, data per la quale si spera anche che la Roma vinca almeno una Coppa dei Campioni.
Comunque sia in Australia vengono fortemente consigliate creme con fattore di protezione 30.
E nei negozi si trovano appunto solo protezioni da 30 o da 15 (quest’ultima in pratica qua viene vista come una crema abbronzante). Stranamente pero’ non si trovano protezioni maggiori.
Se invece venendo qui vi presentate alla frontiera australiana con la faccia lampadata, il sorriso da figaccioni e qualcuno di quegli unguenti marroni ultra-abbronzanti che vendono in Italia, probabilmente quest’ultime saranno trattate alla stregua degli esplosivi e fatte brillare sul posto, mentre per voi e’ prevista una punizione corporale a base di cinghiate sulla schiena.
Per quanto riguarda invece l’esposizione al sole australiano e’ proprio il caso di dire che ho avuto modo di provare tutto questo “sulla mia pelle”.
Infatti la prima mattina a Surfers Paradise eravamo andati a farci qualche scatto sulla spiaggia, era nuvoloso, e mentre ci facevamo qualche foto in spiaggia e’ uscito improvvisamente il sole un 30-40 minuti, per poi riscomparire tra le nuvole.
Appena 40 minuti, che sono comunque bastati a farmi guadagnare immediatamente il soprannome di “Er Canotta” per il resto della vacanza, perche’ da quel giorno mi era rimasta appunto stampata la forma della canottiera che indossavo quella mattina. E’ iniziata quindi una lotta contro il tempo, in cui dovevo nel giro di pochi giorni “ripareggiare” l’abbronzatura.
Dopo una lunga sessione sotto al sole per due giorni a seguire, ho realizzato che con una crema con protezione 30 il processo di abbronzatura risultava decisamente lento. Difatti effettuata una complicata equazione matematica e stimato che il tempo necessario per tornare normale in quella maniera era di circa due estati e mezzo, ho deciso di puntare il tutto per tutto sul “Metodo Lucio”, ovvero spalmarmi la crema solo sulle parti abbronzate, stare al sole altri 40 minuti e bruciarmi tutto il resto. Questa volta pero’ in maniera uniforme!
E’ stata un’esperienza fantastica, perche’ non solo l’esperimento e’ riuscito perfettamente, ma ora mi sto spellando tutto (e sempre in maniera uniforme!).
Sono molto soddisfatto. Anche se da allora con tutte quelle radiazioni di raggi ultravioletti ho continue perdite di memoria e ogni volta che m’incazzo divento verde.
Nei giorni scorsi, come gia’ accennatovi piu’ volte, sono stato a Surfers Paradise, sulla Gold Coast, per una breve vacanza di quattro giorni in concomitanza con il periodo di Pasqua
Scrivo (o meglio finisco di scrivere) questo post con qualche giorno di ritardo, che per motivi di tempo e soprattutto a causa della mie brevi vacanze pasquali a Surfers Paradise, e’ slittato di qualche giorno.
Finora non vi ho raccontato di un mio problema che mi accompagna sin da quando sono arrivato qui in Australia.
In Australia un’altra pratica molto diffusa e’ quella del “take away” (lett. portar via).
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