Mar 28

Quando ero bambino, c’era un cartone animato in cui un robot vinceva grazie “all’aiuto del sole”.
Il cartone animato non era chiaramente ambientato in Australia, altrimenti Daitarn 3 avrebbe fatto il culo a tutti in un paio di puntate, e a me sarebbe toccato tornare a vedere i Puffi.
Questa mia PROFONDISSIMA riflessione, e’ solo per farvi capire quanto e’ violento (e soprattutto nocivo) il sole in Australia. Difatti il famigerato “buco dell’ozono” si trova esattamente qui sopra, e i raggi ultravioletti del sole dannosi per la pelle vengono filtrati molto meno.
Non ha caso l’Australia ha la piu’ alta percentuale al mondo di casi di cancro della pelle.
Va detto a tal proposito, che comunque ricerche degli ultimi anni hanno registrato dati incoraggianti dalla messa al bando globale dei clorofluorocarburi di 15 anni fa (i famosi CFC, non so se vi ricordate ad esempio le vecchie bombolette spray). Pare infatti che il buco dell’ozono si stia richiudendo, anche se molto lentamente. Attualmente si prevede la completa ristabilizzazione dello strato dell’ozono per il 2065, data per la quale si spera anche che la Roma vinca almeno una Coppa dei Campioni.
Comunque sia in Australia vengono fortemente consigliate creme con fattore di protezione 30.
E nei negozi si trovano appunto solo protezioni da 30 o da 15 (quest’ultima in pratica qua viene vista come una crema abbronzante). Stranamente pero’ non si trovano protezioni maggiori.
Se invece venendo qui vi presentate alla frontiera australiana con la faccia lampadata, il sorriso da figaccioni e qualcuno di quegli unguenti marroni ultra-abbronzanti che vendono in Italia, probabilmente quest’ultime saranno trattate alla stregua degli esplosivi e fatte brillare sul posto, mentre per voi e’ prevista una punizione corporale a base di cinghiate sulla schiena.

Per quanto riguarda invece l’esposizione al sole australiano e’ proprio il caso di dire che ho avuto modo di provare tutto questo “sulla mia pelle”.
Infatti la prima mattina a Surfers Paradise eravamo andati a farci qualche scatto sulla spiaggia, era nuvoloso, e mentre ci facevamo qualche foto in spiaggia e’ uscito improvvisamente il sole un 30-40 minuti, per poi riscomparire tra le nuvole.
Appena 40 minuti, che sono comunque bastati a farmi guadagnare immediatamente il soprannome di “Er Canotta” per il resto della vacanza, perche’ da quel giorno mi era rimasta appunto stampata la forma della canottiera che indossavo quella mattina. E’ iniziata quindi una lotta contro il tempo, in cui dovevo nel giro di pochi giorni “ripareggiare” l’abbronzatura.
Dopo una lunga sessione sotto al sole per due giorni a seguire, ho realizzato che con una crema con protezione 30 il processo di abbronzatura risultava decisamente lento. Difatti effettuata una complicata equazione matematica e stimato che il tempo necessario per tornare normale in quella maniera era di circa due estati e mezzo, ho deciso di puntare il tutto per tutto sul “Metodo Lucio”, ovvero spalmarmi la crema solo sulle parti abbronzate, stare al sole altri 40 minuti e bruciarmi tutto il resto. Questa volta pero’ in maniera uniforme!
E’ stata un’esperienza fantastica, perche’ non solo l’esperimento e’ riuscito perfettamente, ma ora mi sto spellando tutto (e sempre in maniera uniforme!).
Sono molto soddisfatto. Anche se da allora con tutte quelle radiazioni di raggi ultravioletti ho continue perdite di memoria e ogni volta che m’incazzo divento verde.

Mar 26

Nei giorni scorsi, come gia’ accennatovi piu’ volte, sono stato a Surfers Paradise, sulla Gold Coast, per una breve vacanza di quattro giorni in concomitanza con il periodo di Pasqua
In mia compagnia, i sempre piu’ presenti Manuel e Lucio.
Ora parlarvi dettagliatamente di 4 giorni di vacanza sfinirebbe sia me che voi, quindi mi riservo molti spunti che questa vacanza mi ha offerto per i futuri post, parlandovi adesso degli argomenti salienti.

Surfers Paradise e’ la localita’ principale della Gold Coast, e come lascia intendere il nome anche a quelli che con l’inglese ci fanno a botte, significa appunto il Paradiso dei Surfisti.
Questo almeno un tempo.
La Gold Coast e’ un tratto di ben 35 km di spiaggia, dove a partire dagli anni ‘50 c’e’ stata la piu’ frenetica espansione edilizia di tutta l’Australia, che ha portato a costrure una miriade di grattacieli, edifici, ristoranti, parchi tematici ed attrazioni turistiche lungo tutta la costa, stravolgendo il luogo dalla sua conformazione originale.
Ora tutta la Gold Coast attira ogni anno 2 milioni di turisti, ed e’ strutturata in modo che una volta arrivati il vostro portafoglio venga stuprato. Non e’ proprio una meta stracciona, anzi…
Prima della partenza, tutti quelli con cui parlavo paragonavano Surfers Paradise a Riccione. Io li’ non ci sono mai stato, ma se volete farvi un’idea pare sia proprio simile a quest’ultima, anche se piu’ grande.
Dei quattro giorni di vacanza, ne abbiamo passati tre a Surfers Paradise, e ci siamo concessi una piccola gita di un giorno a Byron Bay, una 90ina di km piu’ a sud (in serata comunque siamo tornati nuovamente a Surfers). Per quel poco che ci ho passato, se tornassi indietro farei il contrario, ovvero passerei tre giorni a Byron Bay, ed in una giornata andrei a visitare Surfers Paradise.
Il mio e’ un giudizio chiaramente soggettivo, ma delle due cittadine, ho trovato Surfers fredda, bella e senz’anima, un enorme giocattolone luccicante mangiasoldi, e francamente non mi ha entusiasmato. Byron Bay invece, calda e accogliente, e’ la classica cittadina di mare curata che grazie a clima e spiaggie stupende fa turismo tutto l’anno (in realta’ di spiaggie io sono stato solo a Main Beach, ma ce ne erano anche molte altra sparse tutt’intorno a Cape Byron, che se non fosse per la mancanza di tempo valeva la pena visitare).

L’oceano: il mio primo bagno nell’oceano, che dire…
Negli ultimi anni mi e’ capitato di passare intere estati in spiagge della Sardegna, col mare piatto come una tavola, e per me l’idea delle onde e’ sempre stata associata al brutto tempo.
Da bambino mi ricordo che ogni volta mentre andavo a Ostia, speravo al mio arrivo di intravvedere la mitica bandiera rossa, che segnalava pericolo di balneazione. E per la disperazione di mia madre, armato di ciambellona, mi andavo a scontrare con quei “cavalloni” che mi facevano ruzzolare fino a riva, per mia somma gioia e goduria.
Sono passati piu’ di vent’anni, ma vi assicuro che in questi giorni mi son divertito con l’entusiasmo di allora.
Vedere tutte quelle onde venirti addosso, ininterrottamente per tutto il giorno, godendo nel frattempo del bel tempo e’ stata per me un esperienza fantastica.
Qui data la pericolosita’ del mare, c’e’ da dire che tengono molto sott’occhio la situazione, facendo fare il bagno (a quelli che non fanno surf) tutti raccolti nello spazio di qualche decina di metri, segnalato da apposite bandiere a riva. E tutti quanti a buttarsi felici contro le onde. Di continuo. Come dei deficienti…
Inutile dire che il servizio era impeccabile, al di la’ dei mezzi dispiegati, qui i bagnini sono sempre tutti “appizzati”, e non appena uno si allontanava dalla zona segnalata subito veniva cazziato da una voce al megafono (che ovviamente non capivo).
Non ricordo negli anni recenti di esser tornato mai a riva col fiatone e un sorrisone da ebete stampato sul viso…

Alimentazione: per la felicita’ di quelli che come Guerino & C. mi hanno sempre rotto le palle per le cose che mangio, tanto per recuperare il tempo perduto ho passato quattro giorni ad ingurgitare ogni genere di schifezze.
Oltre alle tipiche specialita’ come hamburger o fish & chips, ho bevuto qualcosa come un ettolitro di milk shake, che qui c’e’ anche in versione “Thick Shake”, ovvero ancora piu’ denso, quello che per succhiarlo con la cannuccia si rischia un embolia al cervello. Ed io ovviamente era quello che prendevo.
Tralasciando poi che in Italia ero abituato a mangiare qualche volta i Muffin solo agli autogrill (solo di due tipi), qua invece l’Australia ti offre qualcosa come 104 gusti intercambiabili ed impensabili, disponibili a rotazione a seconda dei giorni e delle fasi lunari, che uno solo per finire la collezione diventa diabetico. Ho paura di scoprire che uno di quei cosini contenga le calorie di un pandoro! Non voglio saperlo…
Per non parlare delle patatine fritte. Le cazzo di patatine fritte e di chi l’ha esportate in tutto il mondo. Erano ovunque. Mi piovevano addosso in qualsiasi locale, in ogni tipo di menu. Si perche’ poi il mio vero problema e’ stato esser colto in quei giorni da una specie di raptus/fame chimica. Non mangiavo per semplice golosita’. Mangiavo perche’ ero sempre affamato e non mi saziavo mai. Non so cosa mi e’ preso. Una volta in un locale, dopo mezzo kg di carne, una porzione di patatine ed una di pure’, non soddisfatto mi son messo a mangiare anche il pure’ avanzato da Manuel! Senza fondo.
Per bruciare tutto quello che ho mangiato forse sarebbe stato meglio tornare a Sydney a piedi (800 km).

Per il resoconto dettagliato vi consiglio di andare a leggere l’ottimo post del buon vecchio Lucio sul suo blog.
Per il resto invece lascio commentare le numerosissime foto fatte in quei giorni.
Foto?!?
Ah gia’ dimenticavo… dopo avervi fatto dubitare/penare/incuriosire per piu’ di 100 giorni, se andate nella photogallery c’e’ una sorpresa per voi ;)

Mar 24

Scrivo (o meglio finisco di scrivere) questo post con qualche giorno di ritardo, che per motivi di tempo e soprattutto a causa della mie brevi vacanze pasquali a Surfers Paradise, e’ slittato di qualche giorno.
Dunque, sono passati 100 giorni da quando sono arrivato in questo paese. Non e’ certo un breve periodo, ma per come la vedo io neanche lunghissimo .
Non e’ ancora tempo di bilanci, perche’ quelli andranno fatti solo alla fine, ma la cifra simbolica inevitabilmente tira in ballo qualche paragone tra i primi giorni ed adesso.
Non e’ certo stato tutte rose e fiori, perche’ all’inizio ci son state inevitabili (ma anche evitabili) difficolta’.
Mio padre da una vita mi ripete “Aiutati, che Dio t’aiuta”, e cosi’ e’ stato.
Nonostante l’avvio in salita e mille inconvenienti ho continuato a sbattermi, e le cose finalmente hanno iniziato a girare nel verso giusto. Ed ora guardando al passato posso addirittura considerarmi fortunato per il modo in cui le cose si sono sistemate.

Ho iniziato che con me avevo 2 trolley ed una prenotazione in un ostello.
Dopo 100 giorni vivo in un appartamento, cullato da tutti i comfort che quest’ultimo riesce a darmi: non dormo piu’ su di un materassino, la mia alimentazione non si basa piu’ sui fast food, per fare il bucato non devo fare piu’ la maratona di New York, e invece delle veloci telefonate dagli internet point ora ho la connessione ad internet a casa, con la quale riesco a sentire spesso molti di voi.
Dopo quasi due mesi di assenza (obbligata) sono tornato a scuola, il nuovo corso e’ molto piu’ tosto, e ho una nuova classe che non cambiero’ fino a giugno. Ma di questo ve ne parlero’ prossimamente.

100 giorni fa avevo molto piu’ tempo libero, passavo la giornata a girovagare da un quartiere all’altro, e soprattutto la notte dormivo.
Ora la mia vita ha subito un’improvvisa accelerazione, le giornate si sono riempite di colpo e lo stile di vita ha iniziato a farsi frenetico. Sono fuori quasi tutto il giorno, vado perennemente di corsa, dormo una media di 5 ore a notte, riesco a stento a studiare, fare i compiti, e quasi mai a riposare. Ho spesso la fiacca addosso.
Insomma, mi faccio il culo, ma sono felice. Ed e’ questa secondo me e’ la chiave di tutto, perche’ qui farsi il culo ha un senso.

Ho scoperto che alcune delle persone che stimo maggiormente abitano qui in Australia.
Gente con le palle che fanno sembrare il mio percorso fatto sinora una stradina di campagna.
Gente che non puoi fare a meno di stimare sia per quello che hanno fatto finora sia per quello che giorno dopo giorno continuano a fare.
Oltre loro, in questi 100 giorni ho conosciuto molte altre persone. Ovviamente con alcune ho legato di piu’ e con altri di meno. Ho coltivato e cementato le amicizie migliori, e mi sono scrollato di dosso quelle di merda, fatte da persone false e opportuniste, che a quanto pare non avevano di meglio da fare che provare a mettermi i bastoni tra le ruote.

Dopo 100 giorni mi sono concesso la mia prima, “vera” vacanza. Quattro giorni nella Gold Coast, gli unici giorni dedicati esclusivamente al puro svago. E sono addirittura andato al mare! Ma anche di questo ve ne parlero’ piu’ dettagliatamente nei prossimi post.

Ricordo esattamente tutto quello che ho passato negli ultimi 100 giorni, tutte le difficolta’, le emozioni, le delusioni e i piccoli traguardi raggiunti. Poi provo ad immaginarmi i prossimi cento, con tutte le nuove sfide che mi aspettano.
Io non so dove mi portera’ la mia strada, me lo chiedo tutti i giorni. Per il momento mi limito a percorrerla un passettino alla volta, giorno per giorno.
E se anche voi come me fosse curiosi, be’… rimanete nei paraggi.

Mar 17

Finora non vi ho raccontato di un mio problema che mi accompagna sin da quando sono arrivato qui in Australia.
Da un quattro anni circa non vado piu’ dal barbiere. E’ iniziato tutto in Sardegna, e da allora non ho piu’ perso quest’abitudine straccionissima…
Se i miei capelli fossero una prostituta a quest’ora sarei ricco.
Mi saro’ fatto tagliare i capelli un po’ da tutti, ho perso il conto ma sono davvero tanti i barbieri improvvisati che si sono ritrovati con la mia macchinetta in mano, con me che li incitavo a fregarsene del risultato finale. Si perche’ in verita’ oltre all’inesperienza, mi toccava psico-tranquillizzare il malcapitato di turno, cercando di minimizzare ogni possibile responsabilita’.
E anche se a me effettivamente non me ne frega niente, non e’ facile convincere le altre persone. Mio padre me li ha tagliati due volte, la prima volta bene (la fortuna del principiante), la seconda male. Da allora e’ rimasto scioccato, e nonostante le mie continue insistenze si e’ sempre rifiutato di tagliarmeli.
Anche se al mio menefreghismo c’e’ qualche eccezione. Mia madre e’ l’unica che riesce a farmi innervosire, perche’ lei e’ come se mi li tagliasse sempre per la prima volta. Invece di migliorare con la pratica, il suo taglio e’ costantemente random. Non sai mai quello che puo’ uscire. Mio padre piu’ di una volta esasperato mi ha detto “Se ti devi incazzare con tua madre, preferisco darti io i soldi cosi’ te ne vai dal barbiere”. Io pero’ non mollo, mia madre un giorno dovra’ imparare!
Ma la stragrande maggioranza a cui faccio affidamento sono i miei colleghi.
L’ultimo in ordine cronologico e’ stato il fido Lopezzz (a tal proposito ricordo all’amico Fulvio che essere menzionati personalmente su questo blog costa 50 euro ad articolo).
Insomma il vero problema nel fare i bagagli e’ stato che il fido Fulvio dentro il trolley non mi ci stava, cosi’ sono partito con qualche kilo di mutande in piu’ e la sola macchinetta.
Ma una volta qua a chi mi sarei rivolto??
Ho optato per l’unica persona di cui mi fidassi, disponibile ad ogni ora del giorno e della notte: me stesso.
Dunque nel complesso il mio e’ un taglio facile, corti ai lati e di dietro, un po’ lunghi sopra. Il problema fondamentale e’ ovviamente come fare per tagliarli dietro.
Quindi ho iniziato con vari tentativi: con un gioco di specchi degno di un erotomane, con il berretto in testa a farmi da margine, con la mano rigida a mo’ di righello… Dopo tutte queste tecniche, quella che piu’ mi sta soddisfacendo negli ultimi tempi e’ la quella con la mano a righello, talvolta anche con un dispositivo umano che simula una livella… strepitosa.
Emozionante e’ a dir poco la parte in cui corro a scattarmi una foto del collo, per vedere se la riga e’ dritta, poi correggo e continuo a scattare foto. Altro che calendari di Costantino!
Tagliarsi i capelli da solo e’ un’esperienza che definirei ai limiti della sopportazione umana e della pazienza tibetana. E come tutte le cose non ci vuole abilita’… ci vuole culo.
La mia riga di oggi come al solito mi e’ venuta storta, ma ho rinunciato a nuove correzioni senno’ faccio come mia madre che una volta a furia di correggere era arrivata a tagliarmi i capelli fino a meta’ cranio! E’ una mamma fantastica!
Ma il risultato definitivo? Il bello e’ che non sei mai certo, fino a che non esci di casa. Speriamo solo che domani a scuola non mi prendano per il culo, potrei rimanere traumatizzato e non studiare piu’…
Cazzo, ora che ci penso deve essermi capitata una cosa simile anche quando andavo alle superiori!

Mar 14

In Australia un’altra pratica molto diffusa e’ quella del “take away” (lett. portar via).
Qui come in Italia abbiamo i classici cibi “a portar via”, soprattutto per quanto riguarda prodotti di fast food, ristoranti cinesi, pizze, ecc… ma oltre questo c’e’ un’ulteriore peculiarita’.
Difatti quando ci si trova a mangiar fuori, in un ristorante, in una pizzeria o in quel che sia, il take away e’ anche inteso come il portarsi via quello che non si e’ riusciti a consumare durante il pasto. Potete richiederlo al cameriere, o puo’ anche capitare che proprio quest’ultimo ve lo proponga se e’ avanzato molto cibo.
E la cosa qui oltre ad essere all’ordine del giorno, e’ anche normalissima.
Adesso quella che ha prima vista puo’ sembrare una pratica molto stracciona, in realta’ a pensarci bene un attimo, non e’ poi tanto sbagliata. Anzi concettualmente e’ addirittura giusta, perche’ in fondo e’ roba che uno ha pagato, mica si fa l’elemosina.
Poi parliamoci chiaro, considerato che ho visto gente fottersi bustoni di pane alle mense per poi andarlo a congelare a casa, a confronto il quest’usanza e’ pure troppo di classe!
E tra i tanti pseudo-fighetti che in questo momento stanno storcendo il naso al solo pensare a fare lo stesso in Italia, sono sicuro che proprio parecchi di loro messi in un contesto del genere, con un usanza come questa, si adatterebbero senza fatica!
Nonostante pero’ questa pratica faccia parte della cultura australiana, qualcuno comunque si vergogna lo stesso.
Ma la cosa bella e’ che e’ come la droga, non ne possono fare a meno. Quindi per giustificarsi se ne escono con frasi del tipo “E’ per il mio cane”, oppure “Me lo mette in un take away, cosi’ lo mangia mio figlio domani a pranzo?” (giuro che l’ho sentito in una pizzeria!).
Concludendo, il take away viene fatto in qualsiasi tipo di ristorante, anche quelli di lusso, e per qualsiasi tipo di prodotto o quantita’. Quindi che sia un piatto di pasta avanzata, una fettina di pizza mangiucchiata, o pochi ciuffi d’insalata (ebbene si, come al solito qualcuno che esagera c’e’ sempre), potrete anche voi richiedere con la vostra miglior faccia da cazzo un bel take away, e prepararci cosi’ la merenda di scuola per vostro figlio.
Cosi’ poi quando scappera’ di casa saprete gia’ il motivo.