Feb 28

La quasi totalita’ di voi non ne sapra’ nulla (come del resto io prima di arrivare qui) ma vi assicuro che quello di cui vi sto per parlare e’ uno dei prodotti piu’ popolari e tradizionali dell’Australia: la Vegemite (si pronuncia “vegemait”).
La Vegemite e’ una crema spalmabile, di colore marrone scuro, che viene estratta dalle cellule di lievito di birra. Ed e’ una delle delle fonti più ricche di vitamina B del mondo.
Questa notizia mi ha reso felicissimo, perche’ di vitamine B oltre ad essercene un casino (sono quelle numerate che arrivano fino a 12), non ho la piu’ pallida idea di che benefici diano… pero’ dicono che faccia bene, quindi mi fido! :)
Infatti proprio per questo gli australiani fin da bambini la mangiano quotidianamente e con grande entusiasmo. Calcolate che per un bambino australiano un panino con Vegemite e’ l’equivalente di un panino col burro di arachidi per un bambino americano (anche se non hanno gli stessi “benefici”).
La storia della Vegemite inizia intorno agli anni venti, quando l’imprenditore Fred Walker, facendo un contratto di fornitura di lieviti di birra con alcuni birrifici, inizio’ a pensare che cosa avrebbe potuto fare con il lievito (che sapeva ricchissimo di vitamina B) in eccesso buttato via dai birrifici.
E ispirandosi alla Marmite (un altra crema spalmabile con estratti di lievito venduta in Inghilterra), nel 1922 assunse un giovane chimico, Cyril P. Callister, che dopo 2 mesi di ricerche e di prove per trovare la giusta formula creo’ la Vegemite, la quale venne commercializzata nella fine del 1923. Il successo non fu subito immediato, ma ci vollero ben 14 anni per essere accettata dalle famiglie australiane (nel frattempo nel 1935, Fred Walker vendette il brevetto alla Kraft, che tuttora ne detiene i diritti). La vera esplosione infatti ci fu nel 1939, quando la British Medical Association diede la sua approvazione ufficiale, stabilendo che un uso quotidiano di Vegemite facesse bene alla salute.
Per avere un idea piu’ precisa di questo boom, pensate che a seguito del parere della British Medical Association, con la seconda guerra mondiale in corso, la Vegemite venne inserita tra le razioni militari dell’esercito australiano. Fu proprio allora che durante il conflitto mondiale, la richiesta di Vegemite aumento’ vertiginosamente, perche’ tutta la produzione veniva assorbita dall’esercito.
Le scorte riservate ai normali cittadini andarono quindi presto a esaurirsi, e le pubblicita’ dell’epoca iniziarono a diffondere messaggi patriottici di consolazione per giustificare la mancanza del prodotto: “Sara’ disponibile solo quando i ragazzi torneranno a casa” oppure “Lo mettiamo nello loro razioni alimentari gente:ci dispiace, ma voi dovete aspettare” recitavano gli slogan.
Al termine del conflitto la Vegemite fece ritorno sulle tavole delle famiglie australiane, dove e’ presente tutt’ora.
Molte sono le dicerie che circolano su questo prodotto, che non fanno che accrescerne il mito.
Si dice che gli australiani sono noti a viaggiare in tutto il mondo, con almeno un piccolo barattolo di Vegemite nei loro bagagli, per il timore che essi non saranno in grado di trovarlo.
Qualcun’altro si spinge a dire che e’ la Vegemite la ragione per cui l’Australia e’ definita “il paese fortunato”.
Ad ogni modo questo e’ quello che molti considerano il vero “cibo nazionale”, e nonostante nel resto del mondo se ne ignori l’esistenza, qui in Australia il successo e’ pazzesco: ogni anno vengono venduti 22 milioni di vasetti.
Ma veniamo al dunque… di che sa??
I pareri sulla Vegemite sono a dir poco contrastanti, e si dividono grosso modo in due categorie: gli australiani ne vanno letteralmente pazzi, al resto del mondo invece fa’ cagare. E non ci sono vie di mezzo.
Io nonostante ne avessi sentito parlare per la prima volta a scuola, e la vedessi di continuo esposta sugli scaffali dei supermercati, mi sono deciso a provarla solo quando ho iniziato a sentire persone (ovviamente non australiane) cercare di descrivere il sapore paragonandola nell’ordine a: grasso per navi, olio, petrolio, nafta, mondezza pressata, olive, qualche carcassa di animale morto condita con tanto sale (e giuro che non mi sto inventando niente!).
La prima cosa da dire e’ che e’ salatissima, ha la consistenza del lucido da scarpe, e poi ha davvero questo gusto mooolto forte che non riuscirei mai a descrivervi, se non usando anch’io paragoni estremi come i precedenti.
Io penso che la cosa sbagliata da parte dello straniero sia l’approccio, dato che magari dall’aspetto puo’ aspettarsi un qualcosa tipo Nutella e invece si ritrova una cosa dal sapore opposto e salatissimo. La prima volta che l’ho provata ne ho spalmata pochissima su una fetta di pane, come si usa fare qui. E “diluita” col pane ha attenuato di molto il sapore. Ma anche se giorno dopo giorno mi vado ad abituare al sapore, una volta finito il vasetto molto probabilmente non ne ricomprero’ un altro.
Nel frattempo pur di finirlo, dopo la prima esperienza col pane, per non perdere tempo sto usando una tattica piu’ estrema: prendo un mezzo cucchiaino (ne basta pochissima, la dose consigliata e’ 5 grammi), ficco in bocca e butto giu’ con dell’acqua, cercando di assaporare il meno possibile. Poi procedo a far colazione.
Solo che l’altra volta per la fretta ho prima mangiato e dopo ho preso la mia “dose”. Ma per un piccolo problema tecnico-logistico in quel momento non avevo subito a disposizione l’acqua e per poco non vomitavo la colazione.
Mi ricordo che da bambino vedevo quella pubblicita’ di quella famigliola che tutte le mattine si alzava e faceva colazione. Si nutrivano solamente di merendine, vivevano nella loro bella casetta in campagna con una macina al posto del garage (UNA MACINA?!?), ed erano felici.
Poi mi vedo io, la mattina mezzo addormentato, sempre di corsa, che frullo cereali e ingurgito strane schifezze rischiando di vomitare tutto nel lavandino.
Allora a volte penso che forse sarebbe meglio tornare a mangiare tegolini. Solo che ora mi chiedo… ma quanta vitamina B hanno i tegolini?

Feb 26

La storia con la cara vecchietta e’ giunta al termine. Ma non perche’ a letto mancasse un certo feeling, come staranno pensando i piu’ maliziosi.
No la verita’ e’ che ieri ho finalmente trovato la mitica, favoleggiata, leggendaria “Laundry Area”.
Ma non ho fatto tutto da solo.
A venirmi in aiuto una delle menti piu’ geniali e brillanti che il XX secolo abbia sfornato: il classico tizio che se ne stava seduto sulle scale davanti al portone.
Sara’ che quando gli sono passato di fronte ero talmente stanco e il mio cervello scollegato, che in quel momento avrei poturo chiedere qualsiasi tipo d’informazione senza vergognarmi di nulla.
Dibattuto quindi nel chiedergli tra il suo colore preferito o se nel palazzo ci fosse una Laundry Area, alla fine ho optato per la seconda domanda.
Con mio sommo stupore ho appreso che la lavenderia innanzitutto ESISTEVA, e poi che si trovava proprio li’, sul “roof” (tetto) come avevo ipotizzato dallo studio maniacale del volantino. E l’accesso era appunto dalla mitica porta bianca del sesto piano.
Si ma la chiave?? Be’ ma quella come nei romanzi fantasy che parlano di talismani e amuleti… ce l’ho sempre avuta con me! Era la stessa del portone.
Ora mi chiedo… ma come minkia ho fatto a provare la prima volta entrambe le chiavi e non riuscire ad aprire? Sono uno di quelli che come si dice “non e’ capace di rubare manco con le chiavi di casa”? Probabilmente si.
Forse l’eccessiva circospezione e frettolosita’ mi hanno giocato un brutto tiro, ed e’ strano che tutte le mie letture giovanili fatte sui Diabolik di mia madre non abbiano sortito alcun effetto.
Fatto sta che questa volta al secondo tentativo la porta ha ceduto alle mie suppliche, e sono sbucato sul ormai mitico roof.
Al contrario di Indiana Jones ad attendermi non c’era nessun crociato, ma una stanzetta piena di lavatrici e asciugatrici. E una volta entrato, nel guardarmi attorno e vederle tutte li’, tutte luccicanti e pulite (avevo immaginato certi “cassoni” stile caserma) vi giuro ho goduto come quando da ragazzino nei bar o nelle sale giochi arrivava un nuovo flipper o un videogame.
Certo qua una “partita” mi costa 3$ come dalla vecchietta, ma perlomeno mi basta fare una rampa di scale piuttosto che andare in giro per il quartiere con i bustoni dei panni sporchi.
Sono quindi molto soddisfatto e fiero di me stesso, finalmente l’ho trovata.
Dopo DUE mesi.
Sara’ per quello che in questo momento non so se sentirmi contento o sentirmi un coglione.

Feb 24

Dopo tanto maltempo, sono diverse giornate che qui a Sydney e’ tornata finalmente l’estate.
Oggi in particolar modo la giornata era splendida, calda e con zero nuvole in cielo. Mi sono concesso quindi una giornata all’insegna del turismo, con una scarpinata come non facevo da tempo.
Non avendo ancora avuto modo di girare l’Australia come vorrei, ero curioso di vedere almeno per il momento qualche animale caratteristico. E per questo oggi me ne sono andato allo zoo di Sydney.
Pur avendo comprato la guida all’entrata, completa di una mappa dettagliata, tanto per cambiare una volta dentro ho cominciato a perdermi.
I navigatori satellitari GPS hanno bisogno del segnale di almeno tre satelliti, che triangolandosi tra loro riescono a dare la posizione esatta. Io invece ho bisogno di almeno sette punti di riferimento per AZZARDARE approssimativamente dove mi trovo. E questa procedura devo eseguirla ogni 6 minuti, perche’ io al contrario del TomTom mi resetto di continuo.
Dopo l’ennesimo studio maniacale della mappa, mi sono rotto le palle ed ho iniziato a “vagare” a caso, tanto essendo in uno zoo in qualsiasi parte trovavo sempre animali.
Dico subito che ero curioso di vedere in primis (come ovvio che sia) koala e canguri.
Ma a parte i koala, sono stato deluso di non aver trovato i mitici cangurotti: non so se l’hanno tolti, se dormivano, o anche loro di domenica hanno il riposo. Fatto sta che non c’erano.
E non sono stati gli unici, dato che altre aree erano vuote o mancavano alcuni degli animali segnalati.
E’ stato molto carino uno spettacolo di uccelli (e ora giu’ a battute) che ho visto nel pomeriggio, anche se la parte che piu’ mi ha emozionato di tutto lo show e’ stato sentire sul cell di un asiatico la mia stessa suoneria… il trillo del CTU di Jack Bauer! (scusate, ma sono un tipo sensibile).
C’erano anche altri spettacoli in giro per lo zoo, ma non avendo gli orari a disposizione, col mio solito culo ogni volta capitavo nel momento sbagliato.
Inutile ora starvi a fare il resoconto di una giornata allo zoo, sappiate comunque che la giornata stata piacevole, soprattutto per il tempo.
Qualche riga pero’ vorrei spenderla su quando sono andato a vedere l’area dei ragni. Non sembrava uno zoo, ma una casa degli orrori al luna park, mi sono letteralmente cagato sotto.
Sara’ anche perche’ all’entrata vado a leggere una breve spiegazione con differenze tra varie tipologie di ragni piu’ o meno pericolosi, ed in una di queste trovo il famoso (almeno per me, dato che ne avevo gia’ letto a riguardo) “Funnel Web Spider”, la cui particolarita’ oltre a fare la ragnatela a forma conica, se non vado errato e’ che dovrebbe essere il piu’ velenoso al mondo (tranquilli, si trova solo a Sydney… cioe’ ma vi rendete conto che culo???)
Dopo questa sana lettura inizio ad esplorare questa specie di “caverna”. Perche’ tale sembrava.
A parte che era tutto buio e non si vedeva niente, poi c’erano queste teche inquietanti con pochissima luce. Ad un certo punto ho sentito una ragazza davanti a me esclamare “Oh my God!”, quindi volendole credere sulla parola, sono passato alla teca successiva.
Quella del Funnel Web era tipo blindata, con dei piccoli spioncini in vetro (credo antiproiettile). Mi sono avvicinato frettolosamente, ho controllato piu’ che altro che non ci fossero crepe attorno alla blindatura, e me ne sono andato via soddisfatto.
Di ragni inutile dirlo non ne ho visto manco uno, ma mi sono fidato ciecamente delle scritte!
Quando sono uscito ero ancora intento a farmi tutte le seghe mentali su ragni e veleni, che sentendo del solletico sulla mano, appena ho visto un insetto SICURAMENTE velenosissimo e mortale per l’uomo, ho fatto uno scatto con la mano che per poco non mi si staccava. Se ci fosse stata una vecchietta di fianco a me sarebbe potuta entrare in coma per la violenza del colpo.
Ho letto su un volantino della guida che qui allo zoo organizzano dei corsi (si fa tutto in giornata, dura 4 ore e costa 250$ a persona) in cui aiutano a superare le fobie dei ragni e dei rettili, con un successo garantito del 98%. E a garanzia di quanto dicono c’e’ una bella foto con una tipa tutta sorridente mentre tiene un ragnone sul dorso della sua mano. Mi faceva piu’ senso lei del ragno.
Io invece ho pensato di comprare 250$ di gratta e vinci, molto meglio.
Le foto le metto online da domani, scusate ma ora sono troppo stanco. Le mie foto invece come al solito non ci sono, ma questa volta provate a lavorare di fantasia… sforzandovi un pochino non vi sara’ difficile trovare delle somiglianze con un gorilla, una giraffa o dei rettili… fate voi, a buon cuore!

Feb 21

C’e’ un problema che mi affligge in questi ultimi gg, ma prima di parlarvene sono costretto a fare una breve premessa.
Dunque il mio condominio e’ formato da due palazzi, collegati in piu’ punti da aree comuni.
Devo svelarvi che ho scoperto dell’esistenza di un’apposita area per buttare l’immondizia dopo ben UN MESE che ogni volta uscivo con la mia busta piena, ed andavo a buttarla negli UNICI quattro secchioni della zona, in un palazzo vicino casa mia. E non sto a dirvi quello che ho dovuto fare per sbarazzarmi del kilometro quadrato di cartone con tutte le scatole dei mobili dell’Ikea!
Il punto e’ che non vedevo altri secchioni in giro, e per tutto quel tempo mi scervellavo su dove cavolo gli australiani buttassero la spazzatura, o se ci fossero degli orari e/o punti appositi dove lasciare la mondezza.
Nel mio palazzo, oltre alle normali porte delle abitazioni, in tutti i piani ci sono delle porte verniciate di bianco. Nei primi tempi credevo fossero anch’esse abitazioni, ma quando mi sono accorto che una volta entrava una persona, e poi ne usciva un altra sempre diversa, mi son detto… “qui c’e’ qualcosa che non torna!”.
La prima volta che ho provato ad aprire quella famigerata porta, forse avro’ tirato invece che spingere non lo so, fatto sta che dopo un paio di “bruschi” tentativi me ne sono scappato pensando che magari stavo rompendo le palle a casa di qualcuno, convinto che da un momento all’altro qualcuno in pantofole uscisse bestemmiando in australiano.
Dopo qualche settimana vedendo il solito alternarsi di facce, mi sono fatto coraggio e ho deciso di riprovare.
Avete presente quei film dell’orrore o i thriller in cui la scena viene ripresa dal buco della serratura?
Ecco era uguale, con io che mi avvicinavo intimorito alla maniglia, gia’ pronto a scappare come quando da ragazzino me ne andavo a suonare citofoni per Roma (non immaginavo che certe cose un giorno mi tornassero utili). Quella volta invece la porta si e’ aperta, e davanti ai miei occhi si e’ spalancato un nuovo mondo… un mondo pieno di secchioni.
Tutto questo per farvi capire come qui ogni giorno e’ una scoperta.
Ma torniamo vero al nocciolo della questione. Dunque l’altro giorno nella cassetta delle lettere mi ritrovo il seguente avviso, che tanto per dovere di cronaca vi vado a riportare integralmente:

Dear resident, please be advised that commencing on the 20th February we will be undertaking repair and coating works to the roof/laundry areas. Subject to the weather the works will take approximately 4 weeks, we apologise in advance for any inconvenience that these works may cause. […]
Bla bla bla tante belle cose.

Ora a prima vista, dopo una sommaria traduzione, se non ho capito male dovrebbe esserci una possibile LAUNDRY AREA (lavanderia comune) nel mio condominio, il che mi ha parzialmente sconvolto. E ci credo, dopo tutte le sfacchinate con tutti quei bustoni di panni sporchi avanti e indietro nella lavanderia della mia cara vecchietta!
Quindi la missione adesso e’ trovare questa mitica area, che piu’ che mitica sta iniziando a diventare per me una vera e propria leggenda.
La cosa piu’ facile sarebbe fermare il primo cazzone sull’ascensone e chiedere dove e SE esista una lavanderia comune nel palazzo. Pero’ oltre al fatto che sarebbe troppo facile, la verita’ e’ che mi vergogno come una bestia, e di figure di merda finora ne ho collezionate fin troppe (Salve! Bella giornata vero? Senta tanto per curiosita’, ma lei dove lava i suoi panni? A proposito, ma la parola “laundry area” le dice qualcosa? No no, le assicuro che non faccio uso di droghe!).
Stessa cosa nel rivolgermi alla mia agenzia dove ho trovato casa (tra l’altro nella descrizione dell’appartamento sull’annuncio non era indicata una lavanderia condominiale, cosa che di solito in questi casi specificano).
Volendo percio’ trovare strade alternative, ho iniziato ad ispirarmi ad un mito della mia infanzia: Indiana Jones.
Si perche’ la verita’ e’ che sto cercando qualcosa che nemmeno so se esista. Poi se invece del Santo Graal l’oggetto delle mie ricerche e’ una lavatrice cosa volete che sia, mica starete a vedere il capello!
In questi giorni sto quindi procedendo ad una furtiva e discreta esplorazione del mio condominio, avventurandomi tra porte, scale e sottoscale. Ovviamente il tutto eseguito un po’ alla volta e mentre sono sicuro che non ci sia nessuno nei paraggi.
Certo non saro’ come Harrison Ford, ma nonostante i primi deludenti risultati, osservando con attenzione qualche condomino, devo dire che almeno qualche mummia l’ho trovata!
Un indizio fondamentale (??) della lettera e’ il termine “roof”, che ho scoperto in seguito essere “tetto”. Io abito all’ultimo piano, e le mie ricerche terminavano sempre li. Dopo questo particolare pero’, ho scoperto che le scale portano ad un inquietante sesto piano. Sfortunatamente pero’ alla fine di queste c’e’ un’altra porta bianca, questa volta chiusa a chiave (ho provato con le mie ma non aprono).
Devo inventarmi qualcosa. In questo momento sono indeciso sull’acquisto di un “ariete” o finalmente decidermi a chiedere in giro. Mi prendo qualche giorno di tempo per pensarci su.
Nel frattempo continuo ad andare dalla cara vecchietta. Credo che di questo passo un giorno le chiedero’ di sposarmi, se non altro per rientrare delle spese.

To be continued…

Feb 19

Nonostante quello che si dica, l’Australia e’ un paese duro e pericoloso. Ogni giorno migliaia di turisti lottano per sopravvivere tra mille difficolta’: una di queste e’ il traffico.
Non scopriro’ l’acqua calda dicendo che qui la guida e’ come in Inghilterra, e cioe’ a sensi di marcia invertiti.
Infatti appena arrivato, ogni due-tre giorni rischiavo di morire investito.
Era difficile combattere contro automatismi ben consolidati nel corso di 30 anni, cosi’ ho iniziato ad avvalermi dei potenti mezzi tecnologici messi a disposizione da questo strepitoso paese: le scritte ai piedi dei marciapiedi.
Solo che dopo aver fatto pratica a guardare sempre a destra, mi sono accorto che nel caso dei sensi unici andava tutto a puttane, perche’ potevano arrivare pure da sinistra.
Cosi’ misi a punto una geniale tecnica, che sto pensando tra l’altro di brevettare nei prossimi mesi.
Poco prima di attraversare non mi accontentavo piu’ di guardare da una sola parte, o in entrambe le direzioni. No, io che faccio dell’astuzia il mio cavallo di battaglia, facevo BEN TRE movimenti con la testa. Il problema e’ che se pero’ iniziate a guardare la prima volta “all’europea”, alla terza volta vi ritrovate sempre all’europea, e cioe’ girati dalla parte opposta da dove arrivano le macchine.
E gli autisti continuavano ad inchiodare… Ho collezionato piu’ vaffanculi io in due mesi che un politico in 2 anni.
Anche perche’ qua se attraversi quando non dovresti, non ho ancora capito se loro o non se lo aspettano, oppure gli stai solamente sulle palle per averci provato. Si perche’ loro tirano comunque dritto, e non li vedo mai decelerare. Forse hanno il codice della strada diverso dal nostro, ed i pedoni investiti servono per recuperare i punti sulla patente.
C’e’ poi una cosa in Australia addirittura piu’ caratteristica dei canguri o dei koala. I semafori.
Si perche’ il caratteristico segnale acustico che emettono ad ogni rosso o verde, non solo e’ difficile da spiegarvi, ma e’ talmente “penetrante” a livello celebrale che mi perseguita anche la notte quando sono a letto.
Cazzate a parte, a Sydney TUTTI i semafori, dovunque sono stato, sono provvisti dell’apposito segnalatore acustico per i non vedenti, e in prossimità di TUTTI gli incroci o strisce pedonali i marciapiedi sono provvisti delle apposite rampe per i disabili in carrozzina. E devo dire che non avevo mai visto prima d’ora disabili girare tranquillamente da soli per strada senza accompagnatore come fanno qui.
Mi ha stupito poi la calma con cui la maggior marte delle persone pazientemente aspetta il verde sul semaforo prima di attraversare la strada. Anche se la strada e’ vuota e la macchina piu’ vicina e’ un puntino all’orizzonte! Rimangono tutti impalati.
E a me sta cosa fa ridere perche’ a volte succede che, quando qualcuno (per la maggior parte turisti o semplicemente gente che va di fretta come il sottoscritto) “rompe gli schemi” e attraversa comunque con il rosso, vedo inizialmente una sorta di “smarrimento” (dalla serie “oddio sta succedendo qualcosa che non era previsto”), si guardano attorno, guardano la strada, e poi facendosi coraggio e rompendo ogni indugio finiscono con l’attraversare tutti.
Ho sempre saputo di essere un trascinatore…