In italiano oramai la parola shopping e’ oramai conosciutissima, ma viene adoperata solo per indicare compere fatte in negozi particolari: abbigliamento, calzature e cosi’ via…
In inglese invece “to go shopping” significa far spese di qualunque tipo. Quindi anch’io da quando sono arrivato, pur non essendo una donna, amo fare molto shopping.
Anche perche’ senno’ non mangio.
Io vado quasi sempre a fare la spesa nei supermercati Woolworths, che hanno un po’ di tutto e soprattutto sono aperti fino alle 22.00. Quello che pero’ non sopporto di questi supermercati (ma forse qua non si usa proprio) e’ che non mettono il prezzo al Kg. Si perche’ cosi’ mi tocca fare i calcoli a mente per sapere quale prodotto costa meno, oppure va a finire che mi tocca venire pure con la calcolatrice. Dico pure perche’ gia’ le prime volte facevo la spesa col vocabolario.
Si avete capito bene, col vocabolario.
Una volta per tradurre un termine mi ero semi nascosto tra due scaffali per la vergogna , ed un commesso mi viene e mi chiede se poteva aiutarmi. Ma io lo so che stava fingendo solo per poter controllare se mi stavo fottendo qualcosa!
Comunque dicevamo, il problema non e’ tanto per i prodotti con le figure sulle scatole, ma tanto per la carne. I pezzi di carne sono tutti uguali. Molti di voi a questo punto, con un sorrisetto spavaldo diranno: ma come, non conosci come si dice pollo o manzo in inglese?
Si, bravi i miei saputelli, ma non e’ questo il punto…
Ora, voi calcolate che io nella mia lingua, la fesa di tacchino ancora non ho capito che parte del tacchino sia (e vi prego di non svelarmelo, perderebbe quell’alone di mistero che fin da bambino mi ha sempre affascinato).
Potete quindi ben immaginare come posso andare in crisi quando vedo sugli scaffali quei pezzi di carne in fila, tutti IDENTICI con nomi completamente diversi.
Vi faccio un esempio: pur sapendo che “beef” significa manzo, ci sono vari tipi di combinazioni. C’e’ il “beef rump steak thick cut”, il “beef rump point end steak”, poi il “beef porterhouse” oppure il “beef scotch”. Voi che fareste? Io posso pure estrarre a sorte (come ho fatto la prima volta, ho scelto quello piu’ simpatico), il problema e’ che una volta a casa pero’ non so se sto mangiando la coscia o il pisello del manzo!
Cosicche’ alla fine, giocando d’astuzia mi sono buttato sui petti di pollo, che tra l’altro ho scoperto che se comprati al bancone costano anche meno.
A Roma il macellaio se chiedi due etti di carne, sistematicamente ti risponde “Signò è mezzo kg, che faccio lascio?” .
Qua invece quando mi chiedono in inglese (e velocemente) se va bene il peso, io faccio sempre una smorfia noncurante come per dire “Si si, non c’e’ problema”, anche se in realta’ intendevo dire “Non c’ho capito una minkia, fai te che mi fido!”.
A volte ho il terrore di uscire per comprare tre etti di carne e tornare a casa con una zampa di cavallo sulle spalle. Sempre che poi sia davvero la gamba.
Nella prossima vita voglio nascere vegetariano.
Se continuo a centellinare queste mie apparizioni e’ solo perche’ ho i soliti problemi di connessione. E’ infatti per questo continuo ad arrangiarmi tra i vari internet point e connessioni scroccate alla scuola, e vi assicuro che e’ una vera rottura. Ieri finalmente dopo quasi un ora di telefonata e milioni di tentativi con un tecnico del call center (ovviamente non ho chiamato io ma Lucio, il mio cell in Australia lo uso principalmente per la sveglia la mattina), qualcosa s’e’ smosso ed ora dovrebbero dare una sistemata alla linea (dicono).
La settimana appena trascorsa e’ stata l’ultima a scuola del mio amico russo (che poi e’ sempre coreano), che ci ha lasciato per raggiungere la sorella che studia in un’altra scuola qui a Sydney. Quello che non vi ho mai detto e’ che il suo soprannome ufficiale e’ sempre stato Superman, affibbiatogli dalla mia insegnante il primo giorno, per via del fisico palestrato e gli occhialetti da Clark Kent. Ovviamente il tutto faceva a pugni col suo carattere molto timido e quei suoi buffi modi di fare spassosissimi. L’ultimo giorno Superman era particolarmente triste, e verso la fine della giornata mi ha detto che io sono stato “il suo primo amico italiano della sua vita”. Ha detto proprio cosi’, e me l’ha detto anche un po’ orgoglioso. Ho pensato che forse non aveva fatto un grande affare, ma poi pensando a molti di voi che leggono il blog mi son tranquillizzato… poteva capitargli di peggio.
Scherzi a parte, mi ha quasi commosso il modo in cui me l’ha detto. Mi manchera’, perche’ oltre alle grandi risate che ci siamo fatti, era il vero “collante” tra la comitiva coreana e il resto della classe, ed in assoluto il coreano con cui parlavo di piu’. Inoltre da quello che ho capito, la settimana prossima sara’ l’ultima anche per altri coreani, quindi molto probabilmente a breve ci sara’ un nuovo rimpasto.
Venerdi’ pomeriggio la mia scuola ha organizzato un party, ed e’ stata l’occasione oltre a farmi qualche chiaccherata in inglese, per allargare le mie conoscenze scolastiche con qualche faccia nuova, e con quelli che a scuola “incrociavo” solamente durante le pause. Anche se va detto, la maggior parte del tempo ho parlato in italiano.
La serata e’ proseguita insieme a Lucio (che nel frattempo avevo fatto “imbucare” a scuola) con la consueta carrellata di locali in giro per il centro.
C’e’ una scena all’inizio del film “Batman Begins”, in cui un carcerato dice a Bruce Wayne “Sei all’inferno piccoletto, ed io sono il diavolo” e lo colpisce. Lui si rialza, e con quel tipico fare leggermente sborone che a noi maschietti piace tanto gli risponde “Non sei il diavolo, sei solo allenamento”. Dopodiche’ inizia a gonfiarlo come una zampogna.
Il punto e’ che pure io nei locali inizio a guardare le persone solo come allenamento.
Sara’ per questo che quando un amico di Lucio mi ha mollato un’australiana diciamo “non proprio strepitosa”, ci avro’ parlato per tre quarti d’ora. Non so poi lei come abbia finito col parlarmi di matrimoni e di una tonnellata di altre menate, fatto sta che in quel momento, dopo una marea di cose che non ho capito ed altre che ho capito a fatica, ho realizzato che era giunto il momento di cambiare interlocutore. Il problema in questi casi pero’ e’ che e’ come guidare una macchina senza freni, non sai come fermarla (parlava a raffica) e nemmeno sai trovare un modo carino per sganciarti. Spero di non aver fatto l’ennesima figura di merda. Comunque sia la serata e’ proseguita fino a tarda notte, ed e’ stata finalmente la prima volta in cui non mi sono sentito estraneo a tutto cio’ che mi circondava.
A conclusione della settimana poi ieri c’e’ stato l’Australia Day.
L’Australia Day e’ la ricorrenza che commemora l’anniversario dello sbarco dei primi coloni (First Fleet) in Australia, avvenuto nel lontano 26 gennaio 1788.
Ieri quindi c’e’ stato un ennesimo giorno di festa a cui io pero’ non ho voluto partecipare, sia perche’ la sera prima ho fatto le 4 di notte, sia perche’ dopo aver passato l’intero venerdi a cazzeggiare sono dovuto tornare a studiare.
Inoltre lunedi’ e’ nuovamente festa, questo perche’ se ho capito bene, in Australia se una festa capita di sabato o domenica qui il giorno festivo lo recuperano subito il lunedi’ successivo, non come da noi invece in cui la festivita’ si “fonde” con la domenica. In pratica oltre ai normali riposi settimanali, seguendo questa procedura ogni anno in Australia tutti i giorni di festa sono garantiti.
Il ritorno a scuola e’ quindi previsto per martedi’, assieme molto probabilmente al mio prossimo aggiornamento.
Stay tuned.
Alle scuole superiori avevo l’entrata alle 8.00 in punto. Ed io a 16 anni, puntuale come un orologio svizzero uscivo tutte le mattine di casa alle 8.05.
Purtroppo in quel periodo la mattina c’era il cartone di Batman, e voi capirete bene che, siccome la vita e’ fatta di priorita’, a quell’eta’ ero piu’ interessato al destino di Gotham City piuttosto che a quello di Renzo e Lucia.
Sono passati molti anni da allora e, diciamocela tutta, le cose si sono semplificate.
Ora la missione e’ arrivare alle 8.30.
Ma ogni mattina, che io mi alzi alle 7.00, o magari venti minuti prima, oppure mezz’ora dopo, arrivo a scuola sistematicamente, sempre e comunque alle 8.40 in punto. SEMPRE. Dieci fottuti minuti, e non sgarro mai! L’unica spiegazione plausibile, e’ che dev’esserci qualche strana anomalia nel continuum spazio-temporale, oramai credo sia evidente.
Ovviamente pero’, a differenza di tanti anni fa, non ci sono problemi per l’entrata, difatti alcuni arrivano tranquillamente dopo le 9.00, o addirittura anche dopo pranzo. E poi c’e’ qualche altro genio che inizia a fare sega, ma probabilmente andra’ a qualche manifestazione. O forse pagano il corso coi soldi del Monopoli.
Comunque la figata in questi casi e’ che non serve nemmeno la giustificazione, cosi’ quando tocchera’ a me inventarmi qualche sciopero, potro’ evitare di impazzirmi a cercare qualcuno che sappia falsificare la firma di mia madre.
Ad ogni modo in classe le lezioni procedono, di pari passo all’apprendimento (spero).
La cosa strana e’ che a a forza di studiare altra roba in piu’ rispetto agli altri, a volte mi inizio a sentire tipo un secchione, e la cosa provoca in me ovvi scossoni esistenziali.
Il punto e’ che in qualche occasione ho addirittura visto la gente copiare da me!!
Invece in altri casi, quando sento parlare gli insegnanti e non capisco tutto quello che dicono, torno coi piedi per terra ed inizio a chiedermi sono sulla strada giusta e se potro’ mai farcela.
Infatti a parte la grammatica scritta, la lingua parlata e’ quella che mi fa sempre sudare, soprattutto quando mi metto a fare esercizi con certi coreani, che parlano come e peggio di me, con tutti gli accenti sballati, e a voce bassa. Mi fanno venire il latte alle ginocchia.
Soprattutto Monkey che prenderei tutti i giorni a frustate, ma solo per fare un po’ di esercizio fisico, visto che per il resto e’ senza speranze.
E poi ci sono le volte in cui mi chiedo che cosa ci sto a fare qui in mezzo.
Oggi per esempio dovevamo scrivere un’intervista, tra attori e giornalisti, e poi recitarla davanti a tutti. Ah da oggi per voi sono Tom Cruise ![]()
Comunque sia io ero nel gruppo con Pig ed un altro coreano. Ho iniziato a chiedere se per lei andava bene una frase, Pig mi guarda, rimane assorta e poi mi fa si con la testa.
Dopodiche’ gli spiego un altro pezzo d’intervista, e lei con lo sguardo in aria, sempre assorta, mi guarda e mi fa cenno di si con la testa. Ovviamente non sono rimasto granche’ sorpreso, indiscutibilmente consapevole delle mie innumerevoli capacita’ linguistiche e del mio genio, nonche’ di una spiccata creativita’.
Quindi gli ho chiesto all’incirca Tom Cruise quanti film avesse fatto. Lei mi ha guardato, e dopo qualche attimo mi ha fatto si con la testa.
Sono dovuto uscire tre minuti dall’aula, simulando un impellente bisogno fisiologico.
Altro esempio: l’altro giorno ho spezzato l’ennesimo cuore. Stavamo facendo un’altro esercizio a gruppi e, senza dilungarmi troppo sulle modalita’, dovevamo inventare e poi far rispondere a delle definizioni su un cruciverba ai nostri compagni. Dopo essermi arrovellato su una definizione per mezz’ora, non appena una tipa a cui credo di piacere mi ha detto la risposta, io ho GIUSTAMENTE mormorato tra me e me “fanculo” (cioe’ voglio dire… mezz’ora!). Il problema e’ che gliel’hanno tradotto in fuck, e lei ha pensato che mi riferivo a lei. E non sono bastati tre minuti di spiegazione per farmi capire, cosi’ mi sono spazientito e ho lasciato perdere.
Per poco non si metteva a piangere. Non mi ha piu’ rivolto la parola.
Io non so come fanno quelli di Star Trek, che con l’Enterprise in ogni puntata se ne vanno in giro per la galassia ad esplorare nuove forme di vita, a stare a contatto con diverse culture, e a non farsi girare mai le palle. C’e’ sicuramente un duro addestramento alle spalle.
Io che non sono addestrato invece, la settimana prossima provo col Sudoku.
Se sono giorni che non scrivo e’ perche’, oltre a continuare a non avere una connessione a casa (ho la linea, ora pure il maledetto modem, che pero’ non riesco a configurare), ultimanente sto conducendo una vita piuttosto noiosa, percio’ a parte lo studio e la casa non c’e’ niente di particolarmente interessante da raccontare.
Infatti se prima avevo tempo a bizzeffe da dedicare alle varie attrazioni locali, in questo momento sono totalmente assorbito dallo studio e le giornate sembrano sempre piu’ corte.
Stranamente la vita scolastica, oltre a piacermi, ha iniziato a non bastarmi piu’. Ho infatti notato che molti studenti dopo qualche mese di corso, migliorano ma non ai livelli che io vorrei raggiungere. Difatti ogni giorno, una volta finita la scuola spesso ci si frequenta con la cerchia del proprio paese, e con le sole mattinate scolastiche il processo di apprendimento puo’ quindi divenire molto lungo. Ma io non ho tutto questo tempo, cosi’ ho deciso di accelerare un po’ le cose…
Una soluzione ideale, tra l’altro auguratami da molti, sarebbe quella di trovarmi una ragazza australiana e di andare a convivere con lei… ehhh gia’, cosa non si farebbe per migliorare le lingue! ![]()
Ok ok, ora vorrei tranquillizzare mia madre che probabilmente sara’ stata colta da un improvviso svenimento, ma non sono ancora pronto (in tutti i sensi) per una soluzione del genere.
Quindi ho voluto unire l’utile al dilettevole, il dovere al piacere, e cioe’ in ausilio alla grammatica che mi sto studiando in piu’ a casa, gia’ da parecchi giorni ho iniziato a sfruttare quella che e’ una delle mie piu’ grandi passioni, ovvero ho cominciato una vera e propria full immersion cinematografica.
Ho iniziato dapprima con i cartoni animati, pensando che volendosi rivolgere ad un pubblico di bambini non usassero un linguaggio particolarmente ostico.
Sono rimasto particolarmente sorpreso e francamente deluso quando ho scoperto che nel vicino Blockbuster non avevano tutta la serie completa di Heidi, che tra l’altro ero curioso di vedere perche’ avevo sentito dire che nell’ultima puntata il nonno muore investito da una pecora e Peter diventa un serial killer. Cosi’, con il dubbio che continuera’ a tormentarmi, a malincuore ho dovuto ripiegare su qualche classico della Pixar, tipo Toy Story, Alla ricerca di Nemo, ecc…
Poi ho cominciato pure con i film, ma adesso non voglio annoiarvi con una lista dettagliata, che tra l’altro e’ destinata inesorabilmente ad aumentare col passare del tempo.
Ora non so se avete presente quei film in cui il bambino magrolino entra in qualche tempio di arti marziali e inizia a prendere schiaffi dalla mattina alla sera. Dopo svariati anni di botte il tipo finalmente diventa una bestia, e una volta uscito comincia a sua volta a picchiare come un fabbro.
Ecco quello sono io, che mi rinchiudo dentro casa ed inizio a prendere schiaffi dai miei film preferiti, con la speranza che un giorno invece che uscire rincoglionito diventi anch’io una bestia con la lingua.
Ma non mi sto limitando solamente a guardarli i film, me li sto proprio studiando. Guardo piu’ volte le scene, metto pausa, torno indietro, controllo sul vocabolario le parole che non so, ripeto le battute insieme gli attori cercando di ricopiare gli accenti. Si lo so, sembro un deficiente, ma nonostante tutto credo inizi a migliorare anche la comprensione. E’ un lavoro stressante, ma spero che alternato di continuo alla grammatica dara’ i suoi frutti.
Mi sono dato una scadenza di tre mesi dall’inizio del corso, perche’ ho pensato, una volta che sono qua almeno per il periodo iniziale voglio studiare il piu’ possibile, con la speranza di riuscire a costruirmi delle basi solide. E poi finalmente mettermi tutto alle spalle per dedicarmi ad altro.
E’ un sacrificio di tempo, di denaro, di divertimenti, ma per come la vedo io e’ un sacrificio necessario.
Dicono che il cervello dei bambini sia come una spugna. Il problema e’ che io non sono piu’ un bambino, ed il mio cervello adesso ha piu’ la consistenza di un sanpietrino. Quindi a questo punto e’ diventata una lotta tra me e lui, e continuero’ a bombardarlo finche’ o esplode o ottengo quello che voglio.
Oppure divento come Peter…
Come gia vi ho precedentemente raccontato, a capodanno sono andato a mangiare dove lavora Manuel. Appena finito di ordinare mi ha chiesto se volevo dell’acqua in bottiglia che costava 5 dollari, o della “tap water” (acqua di rubinetto) assicurandomi che, innanzi tutto era mooolto piu’ buona, ma soprattutto era gratis. No, non sono andato a mangiare in una gioielleria ma in una pizzeria.
Il problema infatti e’ che in Australia, come diremmo a Roma, l’acqua costa un botto.
Purtroppo uno dei grossi problemi che ha questo paese e’ quello della siccità, e questo si riflette anche sui prezzi. Nei supermercati l’acqua parte da un prezzo di 0.75 dollari per un litro e mezzo della marca piu’ stracciona, fino ad arrivare anche a $3 per una da 2 litri (rapportato all’Italia fa circa 90 cent di euro al litro!!)
Una bottiglietta da 600 ml (?!) al Mc Donald costa $2.5.
Nella mia scuola invece il distribuitore e’ mono prezzo, cioe’ coca-cola e bottigliette di acqua costano entrambe $1.70 (tanto per curiosita’, qui in Australia il formato standard per le lattine, le birre in bottiglia, bottigliette, ecc… e’ di 375ml anziche’ i nostrani 330 ml).
Io che appena arrivato avevo dato una breve occhiata a questi prezzi, inizialmente avevo optato per bere orange juice tutto il giorno, dato che la tanica da tre litri costava solo $3, e nello stesso tempo avrei assimilato la vitamina C necessaria al fabbisogno mensile di una famiglia di quattro persone.
Ma ogni due giorni. Geniale.
Tutto questo finche’ mi son fatto due conti in tasca, ma soprattutto ho iniziato a pisciare arancione. Cosicche’ ho dovuto rivedere la mia strategia.
Una valida alternativa a cui avevo pensato era di far bollire l’acqua del water del bagno, ma a parte il colore chiaro e il gusto pulito rimasti praticamente inalterati, non ero abbastanza sicuro sulla purezza del prodotto.
Quindi alla fine anch’io ho adottato quella che e’ l’abitudine di quasi tutte le famiglie australiane, ovvero bere la mitica “tap water”, imbottigliata direttamente come sgorga dal rubinetto. Qui infatti quasi tutti bevono quella, e tanto per farvi un esempio come gia’ vi ho accennato prima, nei ristoranti e’ un’abitudine comune ordinarla (non rischiate quindi di fare la figura dei pezzenti).
Il paradosso sta nel fatto che l’Italia, che si dice abbia una delle acque di rubinetto piu’ buone al mondo (e come sostengono molti scienziati addirittura una migliore composizione chimica rispetto a quelle in bottiglia) e’ tra i maggiori consumatori mondiali di acque minerali in bottiglia (non ricordo bene se siamo addirittura primi), perche’ nessuno vuole berla. Io stesso non faccio eccezione, ovviamente comprando pero’ la marca stracciona da 9 cent a litro…ottima, ed il gusto e’ identico a quello dell’acqua vera.
Qua invece, fidandomi solamente delle usanze e non conoscendo assolutamente nulla sulle acque locali, sto bevendo acqua di rubinetto.
Inoltre c’e’ da dire che nei supermercati in Italia le etichette sulle bottiglie sono dettagliatissime, controllate dai vari laboratori e centri analisi. Qui invece su alcune bottiglie ci sono solo pochi dettagli, mentre su altre neanche quelli.
Per non parlare di certe taniche tristissime da 10 litri, con su scritto sopra solamente “Water”. Non si capisce se e’ acqua minerale o quella dei radiatori delle macchine.
Insomma la situazione e’ questa. E se volete quindi nonostante tutto comprare dell’acqua in Australia, io vi consiglio anche se state morendo di sete di gustarla lentamente, di far assaporare alle vostre papille gustative ogni particella di sodio e di calcio. E probabilmente chiudendo gli occhi e sforzandovi un po’ non vi sara’ difficile individuare un rinfrescante e delicatissimo retrogusto al cedro… ahhh buonissima.
Io invece, per andare controcorrente, mi faccio una bella bevuta di tap water, che come dice Manuel e’ anche piu’ buona… ed io VOGLIO PROPRIO CREDERGLI!
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