Con questo post chiudo definitivamente il capitolo Bali, e dopo tornero’ finalmente a parlare della mia amata Australia e delle disavventure che mi riguardano…
Durante le mie vacanze, tra tutte le persone che ho conosciuto, ce ne sono state due che mi hanno colpito in particolar modo e sulle quali secondo me vale la pena spendere due righe.
Lasciate che vi parli di loro…
La prima persona si chiama Susan, e’ inglese ed ha 50 anni. A mio modesto parere e’ una donna eccezionale e questa e’ la sua storia: cinque anni fa il marito e’ venuto a mancare, e lei e’ rimasta vedova. Ha sempre avuto la passione dei viaggi, ma prima di allora non aveva mai potuto soddisfare questo suo grande desiderio. Dopo il tragico accaduto, ha fatto una scelta che ha cambiato radicalmente la sua vita. Ha venduto tutti i beni considerati da lei “superflui” (oggetti tipo macchina, gioielli e altre cose di questo genere), ha messo in affitto la sua casa (abita vicino Londra), ed e’ partita…
Adesso viaggia 10-11 mesi l’anno da una parte all’altra dell’Asia, sfruttando la rendita che gli deriva dall’affitto ed il basso costo della vita nel continente asiatico. Torna in Inghilterra uno o due mesi all’anno per trovare la figlia, in coincidenza con il periodo estivo. Ed oramai sono 5 anni che fa questa vita.
Parla un inglese perfetto, e viaggiando molto e’ abituata a avere a che fare con gente che non parla bene l’inglese (tipo me), per cui si esprime sempre in un modo chiaro e semplice, parlando lentamente e non stancandosi di ripetere le cose.
Indubbiamente e’ una persona che ci sa fare, e mi ha colpito molto la sua capacita’ di adattamento. Non a caso e’ una che e’ abituata a muoversi su itinerari poco battuti dal turismo, itinerari in cui molti di noi “giovani e aitanti” al contrario avrebbero problemi.
Durante il giorno a volte dava l’impressione di una donna distinta (e a volte fin troppo precisina… tipicamente “british”), ma la sera la vedevo chiaccherare e ridere come una ragazzina spensierata. Aveva la battuta sempre pronta e riusciva a socializzare con estrema facilita’.
Spero di non darvi l’impressione di una poco di buono, perche’ vi assicuro che era tutt’altro.
Difatti, a seconda delle situazioni, riusciva a tenere a bada le persone e a mantenere le distanze. Con i venditori poi, durante la contrattazione di qualsiasi cosa, somigliava ad un mastino.
La sua credo sia una vita molto ricca. Spesso in sua presenza mi sono chiesto invece io come saro’ a 50 anni, e quello che combinero’ nei prossimi vent’anni…
La seconda persona invece e’ italiana, si chiama Silvia e ha 28 anni. Veronese, a 18 anni e’ partita da sola per Londra, dove ha vissuto in pianta stabile per piu’ di 8 anni. Ha un inglese perfetto e privo di accenti, e per questo veniva sistematicamente scambiata per un’inglese. Ha viaggiato moltissimo e spesso da sola, una cosa che io trovo di per se’ affascinante per una donna. Ed in questo momento, mentre sto scrivendo, prosegue il suo viaggio in Malesia.
Silvia per me e’ stata una figura fortemente motivante per molti aspetti.
Tutte le chiaccherate fatte sulla lingua inglese, tutti i suggerimenti, incoraggiamenti e correzioni.
Ogni tanto mi esordiva con “Ok, ora ti dico dove sbagli” oppure “Fai sempre quest’errore” e mi spiegava le cose, chiedendomi pero’ se la cosa mi seccava. Ma io le chiedevo sempre di continuare.
Mi parlava dei suoi viaggi, delle sue esperienze. Del fatto di esser arrivata a Londra senza sapere una parola d’inglese (avendo fatto francese a scuola) e con un pugno di frasi scritte su un pezzo di carta (!).
Di come abbia iniziato a lavorare sgrassando pentole, ed esser finita a lavorare come cameriera in un lussuoso ristorante da 3 stelle Michelin, guadagnando molti soldi.
E’ una ragazza in gambissima, come ne conosco poche.
Inoltre mi ha trasmesso la sua passione per i viaggi. Viaggiare da solo era una cosa che non avevo mai fatto ma che mi aveva sempre affascinato. E dopo la sua conoscenza non escluderei il fatto che in futuro possa voler replicare un esperienza simile.
Dopo Gili Trawangan sono tornato a Bali insieme a loro, e con Silvia in seguito sono stato anche ad Ubud. Durante le nostre ultime conversazioni, a tavola, Susan mi disse che per un viaggiatore le cose piu’ importanti sono due: food and people.
Il cibo e le persone.
Disse che non importa il posto dove ci si trova, alla fine una spiaggia vale l’altra, cosi’ come per i posti. La vera differenza la fanno il cibo e la compagnia.
E’ per loro che una vacanza puo’ risultare piacevole o diventare una rottura (o peggio ancora tramutarsi in un inferno), a prescindere dal posto che si visita.
E’ una cosa a cui ho pensato molto.
Tralasciando il fatto di aver mangiato una tonnellata di cibo/carne/pesce che quanto pare ho sembrato gradire, la loro compagnia e’ stata ottima.
Credo che queste due persone mi abbiano in qualche modo arricchito durante questo viaggio, e fare la loro conoscenza e’ stata una vera fortuna. Credo che uno dei motivi che spingono le persone a viaggiare sia anche nella speranza di incontrare persone come loro.
Auguro ad entrambe un gran bene.
PS - Le foto della vacanza sono online
Si sa che i rientri dalle vacanze non sono mai piacevoli. Vi dico questo perche in realta’ sono tornato da un paio di giorni a Sydney, anticipando di qualche giorno il mio rientro.
Anni fa a scuola, se non ricordo male, purtroppo proprio il giorno della lezione sull’Indonesia ci fu uno sciopero degli autobus. O probabilmente feci sega perche’ nelle ultime due ore avevo un compito in classe. Credo un qualcosa del genere.
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