Jun 30

Con questo post chiudo definitivamente il capitolo Bali, e dopo tornero’ finalmente a parlare della mia amata Australia e delle disavventure che mi riguardano…
Durante le mie vacanze, tra tutte le persone che ho conosciuto, ce ne sono state due che mi hanno colpito in particolar modo e sulle quali secondo me vale la pena spendere due righe.
Lasciate che vi parli di loro…

La prima persona si chiama Susan, e’ inglese ed ha 50 anni. A mio modesto parere e’ una donna eccezionale e questa e’ la sua storia: cinque anni fa il marito e’ venuto a mancare, e lei e’ rimasta vedova. Ha sempre avuto la passione dei viaggi, ma prima di allora non aveva mai potuto soddisfare questo suo grande desiderio. Dopo il tragico accaduto, ha fatto una scelta che ha cambiato radicalmente la sua vita. Ha venduto tutti i beni considerati da lei “superflui” (oggetti tipo macchina, gioielli e altre cose di questo genere), ha messo in affitto la sua casa (abita vicino Londra), ed e’ partita…
Adesso viaggia 10-11 mesi l’anno da una parte all’altra dell’Asia, sfruttando la rendita che gli deriva dall’affitto ed il basso costo della vita nel continente asiatico. Torna in Inghilterra uno o due mesi all’anno per trovare la figlia, in coincidenza con il periodo estivo. Ed oramai sono 5 anni che fa questa vita.
Parla un inglese perfetto, e viaggiando molto e’ abituata a avere a che fare con gente che non parla bene l’inglese (tipo me), per cui si esprime sempre in un modo chiaro e semplice, parlando lentamente e non stancandosi di ripetere le cose.
Indubbiamente e’ una persona che ci sa fare, e mi ha colpito molto la sua capacita’ di adattamento. Non a caso e’ una che e’ abituata a muoversi su itinerari poco battuti dal turismo, itinerari in cui molti di noi “giovani e aitanti” al contrario avrebbero problemi.
Durante il giorno a volte dava l’impressione di una donna distinta (e a volte fin troppo precisina… tipicamente “british”), ma la sera la vedevo chiaccherare e ridere come una ragazzina spensierata. Aveva la battuta sempre pronta e riusciva a socializzare con estrema facilita’.
Spero di non darvi l’impressione di una poco di buono, perche’ vi assicuro che era tutt’altro.
Difatti, a seconda delle situazioni, riusciva a tenere a bada le persone e a mantenere le distanze. Con i venditori poi, durante la contrattazione di qualsiasi cosa, somigliava ad un mastino.
La sua credo sia una vita molto ricca. Spesso in sua presenza mi sono chiesto invece io come saro’ a 50 anni, e quello che combinero’ nei prossimi vent’anni…

La seconda persona invece e’ italiana, si chiama Silvia e ha 28 anni. Veronese, a 18 anni e’ partita da sola per Londra, dove ha vissuto in pianta stabile per piu’ di 8 anni. Ha un inglese perfetto e privo di accenti, e per questo veniva sistematicamente scambiata per un’inglese. Ha viaggiato moltissimo e spesso da sola, una cosa che io trovo di per se’ affascinante per una donna. Ed in questo momento, mentre sto scrivendo, prosegue il suo viaggio in Malesia.
Silvia per me e’ stata una figura fortemente motivante per molti aspetti.
Tutte le chiaccherate fatte sulla lingua inglese, tutti i suggerimenti, incoraggiamenti e correzioni.
Ogni tanto mi esordiva con “Ok, ora ti dico dove sbagli” oppure “Fai sempre quest’errore” e mi spiegava le cose, chiedendomi pero’ se la cosa mi seccava. Ma io le chiedevo sempre di continuare.
Mi parlava dei suoi viaggi, delle sue esperienze. Del fatto di esser arrivata a Londra senza sapere una parola d’inglese (avendo fatto francese a scuola) e con un pugno di frasi scritte su un pezzo di carta (!).
Di come abbia iniziato a lavorare sgrassando pentole, ed esser finita a lavorare come cameriera in un lussuoso ristorante da 3 stelle Michelin, guadagnando molti soldi.
E’ una ragazza in gambissima, come ne conosco poche.
Inoltre mi ha trasmesso la sua passione per i viaggi. Viaggiare da solo era una cosa che non avevo mai fatto ma che mi aveva sempre affascinato. E dopo la sua conoscenza non escluderei il fatto che in futuro possa voler replicare un esperienza simile.

Dopo Gili Trawangan sono tornato a Bali insieme a loro, e con Silvia in seguito sono stato anche ad Ubud. Durante le nostre ultime conversazioni, a tavola, Susan mi disse che per un viaggiatore le cose piu’ importanti sono due: food and people.
Il cibo e le persone.
Disse che non importa il posto dove ci si trova, alla fine una spiaggia vale l’altra, cosi’ come per i posti. La vera differenza la fanno il cibo e la compagnia.
E’ per loro che una vacanza puo’ risultare piacevole o diventare una rottura (o peggio ancora tramutarsi in un inferno), a prescindere dal posto che si visita.
E’ una cosa a cui ho pensato molto.
Tralasciando il fatto di aver mangiato una tonnellata di cibo/carne/pesce che quanto pare ho sembrato gradire, la loro compagnia e’ stata ottima.
Credo che queste due persone mi abbiano in qualche modo arricchito durante questo viaggio, e fare la loro conoscenza e’ stata una vera fortuna. Credo che uno dei motivi che spingono le persone a viaggiare sia anche nella speranza di incontrare persone come loro.
Auguro ad entrambe un gran bene.

PS - Le foto della vacanza sono online

Jun 27

Si sa che i rientri dalle vacanze non sono mai piacevoli. Vi dico questo perche in realta’ sono tornato da un paio di giorni a Sydney, anticipando di qualche giorno il mio rientro.
Ve lo descrivo nel dettaglio:
Appena varcata la soglia, mi sono sentito come un macellaio quando entra in una cella frigorifera.
Nella fretta di partire avevo lasciato sul letto, scordandomene, una montagna di indumenti, coperte e asciugamani (due lavatrici), avendo terminato di fare il bucato appena dieci minuti prima di uscire di casa.
Poi lo shock… avevo dimenticato anche di gettare la spazzatura! Ho trovato la busta della mondezza che dopo due settimane aveva il fondo nero ed aveva cominciato a fermentare. Probabilmente “qualcosa” aveva anche iniziato a vivere li dentro, e giurerei di aver sentito respirare… non essendo comunque curioso ho preso la busta, manipolandola e tenendola lontana da me come fosse nitroglicerina, e sono uscito a buttarla con ancora lo zaino sulle spalle.
L’ispezione dell’area in stile S.W.A.T. in cerca di insetti e/o ragni e’ risultata negativa.
Infine nessuna delle luci si accendeva (problema che tra l’altro ho tutt’ora, in attesa che quelli dell’agenzia vengano stamattina a controllare).

Non so se alla fine sia giusto dire di aver trascorso una vacanza a Bali. Difatti su 15 giorni ne ho trascorsi cinque a Kuta, un paio a Ubud e ben otto a Gili Trawangan (tra l’altro avendo anche fatto un pensierino a stazionare li fino alla fine della vacanza).
Per questo non so quanto il mio giudizio su Bali possa rispecchiare la realta’, perche’ avrei dovuto girare molto di piu’, tuttavia sento di poter dire che quest’ultima rimane comunque un isola meravigliosa.
Al di la del traffico e del caos, la citta’ di Kuta ha molto da offrire come locali, come vita notturna, e soprattutto (ma anche nel resto dell’isola) come cibo. Ovviamente il costo della vita rimane (per noi) uno dei suoi punti di forza. Resta comunque il fatto che girare il giorno per le strade puo’ risultare davvero stressante: per il traffico, le vie letteralmente disastrate e il continuo assillo di venditori e autisti.
Gli ultimi due giorni ho voluto visitare Ubud, che viene definita la citta’ della cultura balinese. In due giorni ho visitato il suo centro, la Monkey Forest e girovagato nei suoi dintorni, affidandomi a degli itinerari di svariati km consigliati sulla mia guida. L’impatto e’ stato tutto l’opposto di Kuta. I ritmi rilassati della gente, gli sterminati campi e risaie tutt’attorno alla periferia rimangono per me un bellissimo ricordo.
La gentilezza e i sorrisi degli abitanti che s’interessano ai visitatori sono uno degli innumerevoli aspetti positivi di tutte quelle passeggiate. Come del resto le facce incuriosite di tutti quei bambini che smettono di giocare per venirti incontro, osservandoti quasi fossi un marziano. Bambini poveri che campano con due lire ma che hanno una serenita’ scolpita in viso da far paura. Per non parlare poi dei sorrisi e le facce stupite e lusingate di qualunque abitante, alla semplice richiesta di poter fare una foto insieme.
Ad ogni modo Ubud rimane una citta’ “soporifera”, e la sera tranne spettacoli di danza locale (che terminano intorno alle 9.00) non c’e’ niente. A mio parere e’ una citta’ da non trascorrervi piu’ di quattro giorni, privilegiando l’aspetto paesaggistico e culturale del posto, magari girando e stancandovi tutto il giorno in modo di andare a letto presto la sera.

In definitiva posso dire che e’ stata una vacanza che mi ha davvero rigenerato, e dopo tanto parlare, tra un paio di giorni postero’ le foto, che sto selezionando/mettendo a posto. Ne ho fatte una tonnellata, ma alla fine saranno circa un trecento, vedete di farvele bastare per qualche altro mese :-)
Ho parlato tanto dei colori e dei profumi di Bali…
Per i colori quindi state apposto. Per i profumi invece meglio non parlarne, dato che negli ultimi quattro-cinque giorni sto andando in bagno una media di otto-nove volte al giorno. Fottuta acqua contaminata. E dire che c’ero pure stato attento…

Jun 25

Anni fa a scuola, se non ricordo male, purtroppo proprio il giorno della lezione sull’Indonesia ci fu uno sciopero degli autobus. O probabilmente feci sega perche’ nelle ultime due ore avevo un compito in classe. Credo un qualcosa del genere.
Ecco perche’ prima di partire io, come del resto la maggior parte di voi, pur conoscendo localita’ come Bali, ignoravo pero’ nomi come Lombok.
Ebbene Lombok non e’ il nome di un vecchio samurai locale come avrei ipotizzato poco prima di partire, ma e’ l’isola che si trova proprio di fianco a Bali, e che insieme ad essa fa parte delle numerose isole che compongono l’Indonesia. Quest’isola pero’, ad eccezione di tre isolotti a nord, non e’ molto trafficata.
Infatti gran parte del turismo di tutta Lombok si concentra in queste tre isole: le isole Gili.
Delle tre isole pero’ (Air, Meno e Trawangan) Gili Air e’ molto tranquilla, e Gili Meno e’ quasi deserta, e praticamente tutti si fermano a Gili Trawangan.
Molti vanno a Gili Trawangan per stare qualche giorno, e finiscono col rimanere molto di piu’.
A me personalmente e’ capitato lo stesso, ed alla fine non sarei piu’ voluto partire.
E’ impossibile per me starvi a descrivere esattamente che genere di paradiso sia quell’isola, o le emozioni provate laggiu’…

Ma perche’ e’ cosi’ speciale?
Io l’ho definita l’isola “strana”, per via di una caratteristica molto rara e per certi versi “assurda” per un isola del genere.
Provate ad immaginare questo: la mattina avete a disposizione uno di quei paradisi tropicali che si vedono solo nelle cartoline. Una di quelle mete che hanno mare, spiaggie bianche, sole e tranquillita’ tutto il giorno. Solo questo penserete voi? No, ora viene il bello… perche’ la sera invece l’isola cambia pelle.
Vita notturna e gente in giro a bere o a ballare fino alle 4 del mattino.
La chiamano l’isola delle feste, perche’ ci sono 3-4 party a settimana (l’anno scorso ce ne erano ben cinque).
Il 90% (o forse piu’, non lo so) delle persone sono tutti giovani tra i 20 e i 30 anni. La meta’ all’incirca sono coppie, ma l’altra meta’ sono tutti single. E a parte qualche gruppo di ragazzi e ragazze, non ho mai visto tante persone viaggiare da sole (o forse ora ci ho fatto caso perche’ ero solo anch’io). Tra l’altro non so se sono capitato in un periodo fortunato, ma tra i single piu’ della meta’ erano ragazze.
30 gradi tutto l’anno, acqua cristallina e panorami da cartolina. I colori poi erano un pugno in faccia, ed ogni scatto con la macchina fotografica una vera goduria.
Ho mangiato bistecche di pesce tutte le sere con meno di 4 euro. E non solo quello.
E per dormire, io che alloggiavo in un posto “costoso”, ho speso meno di 20 euro a notte. Per una matrimoniale.
Italiani ce n’erano pochissimi, ma a chi possa interessare, dicono che ad agosto si riempia.
Era precisamente la vacanza che cercavo. Con quel mare e quei ritmi…
Che altro…?

Come dicevo e’ proprio un isola strana…
E’ un’isola strana perche’ di solito in posti come questi ci sono solo coppie, neo sposini o altro, e invece e’ pieno di giovani che vanno li per divertirsi.
E’ un’isola strana perche’ potete decidere di vivere solamente di mare, cibo e tranquillita’, oppure scatenarvi principalmente con la vita notturna. O fare tutti e due.
E’ un’isola strana perche’ potrebbe stare alla grande un vecchio di 80 anni o un ragazzino di 20 anni che va la solo rimorchiare (mi raccomando l’inglese).
Quando sono arrivato, guardandomi attorno l’ho definita un isola strana per tutto questo ed altro. Ma forse sbagliavo. E’ semplicemente un’isola perfetta…
Molto probabilmente tornero’ a Gili Trawangan, e credo che neanche faro’ passare moltissimo tempo. E’ un’isola che mi e’ rimasta nel cuore, e posti del genere si dimenticano difficilmente.

Insomma… se siete accoppiati: andate.
Se siete single: andate.
Se sapete l’inglese: andate.
Se volete il mare figo: andate.
Se volete strafogarvi di pesce tutti i giorni: andate.
Se non volete che vi rompa i coglioni: andate.
ANDATE.

Da Bali basta comprare un putrido biglietto con meno di 15 euro, e con un bus prima e 5 ore di traghetto dopo, sbarcherete in questo paradiso.

Qualcuno la chiama l’isola delle feste, qualcun’altro la descrive come un paradiso.
Gli abitanti invece la descrivono come un isola fortunata.
Per me rimane un isola perfetta…

Se capitate nei dintorni di Bali, fateci un salto…

Jun 13

Ahhh… finalmente la mitica Bali, la bellezza della sua terra, con i suoi mari, i suoi colori… peccato che io non stia piu’ a Bali!
Ehhhh??? Ma come… Cosa…
Ok cominciamo dal principio!

Viaggio direi ottimo, grazie anche alla mia nuova fiamma all’aeroporto, un hostess con un debole per gli italiani (avendo trascorso 2 anni in Italia) che mi ha messo (in un volo praticamente pieno) tra il corridoio e un posto vuoto. Goduria.
Oramai i prepartenza mi stressano, e’ un dato di fatto. Arrivo stanchissimo ogni volta., e appena mi poggio sul sedile entro immediatamente in coma. Sembro come Sigourney Weaver in Alien, in pratica potrei anche sopportare viaggi interstellari. Se qualcuno della NASA sta leggendo il mio blog, puo’ spedirmi eventuali offerte che vagliero’ attentamente con i miei legali. Se la paga e’ buona potete anche spararmi su Marte (a proposito, avete le pillole al gusto riso e tonno?).

Sono stato 3 giorni a Kuta. Che cosa ho fatto?
Ho girato in lungo e in largo, tra Kuta, Legian Tuban e Seminyak. Ho fatto non so quanti km a piedi, pero’ mamma mia che caos! In pratica Kuta e’ l’incrocio tra Roma, Napoli e lo smog di Milano. Raccoglie il peggio di tutte e tre. Ci saranno almeno 8 motorini per ogni 10 abitanti! Un traffico allucinante, tutti sempre a suonare clacson, di continuo, motorini, macchine e carretti che montano pure sul marciapiede, bisogna stare attenti a tutto.
Le strade sono disastrate, in alcuni punti mancano letteralmente dei pezzi e ci sono dei buchi in mezzo ai marciapiedi. Camminare distrattatamente puo’ diventare veramente pericoloso. Poi e’ sporca da morire, ma fortunatamente il mio albergo era di media categoria (pagavo un 30 dollari aus a notte) quindi su quello non posso lamentarmi, anzi.
E poi ci sono loro… Quelli che ogni passo ti chiedono “Transport?”.
Ma quando dico tutti intendo TUTTI, tassisti, gente seduta sui marciapiedi, quelli che se ne stanno imbottigliati nel traffico. Che stress…
Per non parlare delle donne (e ragazzine) che ogni 3 metri ti propongono “massaggi”. Vabbe’.
La spiaggia di Kuta non mi piaceva, e’ fatta giusto per i surfisti, e poi e’ stato quasi sempre coperto. Insomma, dopo la prima mattina volevo gia scappare.
Se non altro che pero’ la seconda sera me ne sono andato a ballare, rimbalzando da un locale all’altro (principalmente due affiancati). E devo dire che tutto cio’ che di buono si dice sulla vita notturna di Kuta e’ vero. Ho ballato ininterrottamente fino alle 3.30 del mattino, l’alcol costa pochissimo e il mio inglese migliora spaventosamente dopo qualche drink…
E’ stata dopo quella sera frenetica che ho avuto l’illuminazione ed ho deciso di cambiare radicalmente i miei programmi.
In realta’ la tappa finale del mio viaggio sarebbe stata nella vicina isola di Lombok, accanto a Bali, piu’ precisamente su uno degli isolotti che rispondono al nome di Isole Gili: i classici paradisi tropicali. Ho pensato quindi di partire da li, starmene fino a quando ne avrei avuta voglia, e poi calcolando i giorni rimanenti fare il percorso a ritroso vedendo qualche altra localita’ balinese.
Quindi arrivato a Kuta il 9 giugno, l’11 mi sono gia messo a pianificare la mia prossima meta, e il 12 sono ripartito. Sveglio gia’ alle 8 di mattina, alle 10 ho preso il pulman e sono arrivato a Padangbai dopo un paio di ore.
Padangbai e’ una citta che non scordero’ mai, mi e’ entrata nel cuore.
Tempo trascorso? 1 ora.
A causa di un malinteso (credevo non ci fosse piu’ posto per il traghetto dello stesso giorno) ho spostato la partenza al giorno seguente, pensando bene di sfruttare una giornata a beneficio di un ulteriore visita in un altra citta’ di Bali.
Mi e’ bastato visionare uno dei pochi albeghi (consigliati tra l’altro dalla guida) per andare in fretta e furia a chiedere se c’era la possibilita’ di prendere il traghetto lo stesso giorno, disdire con l’albergo (che figura…) e scappare dopo appena un ora da quella che e’ stata la piu’ scalcinata cittadina portuale che abbia mai visto.
Dopo altre 5 ore di traghetto (volate incredibilmente) in un intera giornata di viaggio e dopo soli 4 giorni dal mio arrivo a Bali, alle 18.30 del 12 giugno sbarcavo, con il buio e a piedi nudi nell’acqua, sulla riva di quella che doveva essere la tappa finale del mio viaggio: Gili Trawangan, l’isola delle feste…