Nei giorni scorsi, come gia’ accennatovi piu’ volte, sono stato a Surfers Paradise, sulla Gold Coast, per una breve vacanza di quattro giorni in concomitanza con il periodo di Pasqua
In mia compagnia, i sempre piu’ presenti Manuel e Lucio.
Ora parlarvi dettagliatamente di 4 giorni di vacanza sfinirebbe sia me che voi, quindi mi riservo molti spunti che questa vacanza mi ha offerto per i futuri post, parlandovi adesso degli argomenti salienti.
Surfers Paradise e’ la localita’ principale della Gold Coast, e come lascia intendere il nome anche a quelli che con l’inglese ci fanno a botte, significa appunto il Paradiso dei Surfisti.
Questo almeno un tempo.
La Gold Coast e’ un tratto di ben 35 km di spiaggia, dove a partire dagli anni ‘50 c’e’ stata la piu’ frenetica espansione edilizia di tutta l’Australia, che ha portato a costrure una miriade di grattacieli, edifici, ristoranti, parchi tematici ed attrazioni turistiche lungo tutta la costa, stravolgendo il luogo dalla sua conformazione originale.
Ora tutta la Gold Coast attira ogni anno 2 milioni di turisti, ed e’ strutturata in modo che una volta arrivati il vostro portafoglio venga stuprato. Non e’ proprio una meta stracciona, anzi…
Prima della partenza, tutti quelli con cui parlavo paragonavano Surfers Paradise a Riccione. Io li’ non ci sono mai stato, ma se volete farvi un’idea pare sia proprio simile a quest’ultima, anche se piu’ grande.
Dei quattro giorni di vacanza, ne abbiamo passati tre a Surfers Paradise, e ci siamo concessi una piccola gita di un giorno a Byron Bay, una 90ina di km piu’ a sud (in serata comunque siamo tornati nuovamente a Surfers). Per quel poco che ci ho passato, se tornassi indietro farei il contrario, ovvero passerei tre giorni a Byron Bay, ed in una giornata andrei a visitare Surfers Paradise.
Il mio e’ un giudizio chiaramente soggettivo, ma delle due cittadine, ho trovato Surfers fredda, bella e senz’anima, un enorme giocattolone luccicante mangiasoldi, e francamente non mi ha entusiasmato. Byron Bay invece, calda e accogliente, e’ la classica cittadina di mare curata che grazie a clima e spiaggie stupende fa turismo tutto l’anno (in realta’ di spiaggie io sono stato solo a Main Beach, ma ce ne erano anche molte altra sparse tutt’intorno a Cape Byron, che se non fosse per la mancanza di tempo valeva la pena visitare).
L’oceano: il mio primo bagno nell’oceano, che dire…
Negli ultimi anni mi e’ capitato di passare intere estati in spiagge della Sardegna, col mare piatto come una tavola, e per me l’idea delle onde e’ sempre stata associata al brutto tempo.
Da bambino mi ricordo che ogni volta mentre andavo a Ostia, speravo al mio arrivo di intravvedere la mitica bandiera rossa, che segnalava pericolo di balneazione. E per la disperazione di mia madre, armato di ciambellona, mi andavo a scontrare con quei “cavalloni” che mi facevano ruzzolare fino a riva, per mia somma gioia e goduria.
Sono passati piu’ di vent’anni, ma vi assicuro che in questi giorni mi son divertito con l’entusiasmo di allora.
Vedere tutte quelle onde venirti addosso, ininterrottamente per tutto il giorno, godendo nel frattempo del bel tempo e’ stata per me un esperienza fantastica.
Qui data la pericolosita’ del mare, c’e’ da dire che tengono molto sott’occhio la situazione, facendo fare il bagno (a quelli che non fanno surf) tutti raccolti nello spazio di qualche decina di metri, segnalato da apposite bandiere a riva. E tutti quanti a buttarsi felici contro le onde. Di continuo. Come dei deficienti…
Inutile dire che il servizio era impeccabile, al di la’ dei mezzi dispiegati, qui i bagnini sono sempre tutti “appizzati”, e non appena uno si allontanava dalla zona segnalata subito veniva cazziato da una voce al megafono (che ovviamente non capivo).
Non ricordo negli anni recenti di esser tornato mai a riva col fiatone e un sorrisone da ebete stampato sul viso…
Alimentazione: per la felicita’ di quelli che come Guerino & C. mi hanno sempre rotto le palle per le cose che mangio, tanto per recuperare il tempo perduto ho passato quattro giorni ad ingurgitare ogni genere di schifezze.
Oltre alle tipiche specialita’ come hamburger o fish & chips, ho bevuto qualcosa come un ettolitro di milk shake, che qui c’e’ anche in versione “Thick Shake”, ovvero ancora piu’ denso, quello che per succhiarlo con la cannuccia si rischia un embolia al cervello. Ed io ovviamente era quello che prendevo.
Tralasciando poi che in Italia ero abituato a mangiare qualche volta i Muffin solo agli autogrill (solo di due tipi), qua invece l’Australia ti offre qualcosa come 104 gusti intercambiabili ed impensabili, disponibili a rotazione a seconda dei giorni e delle fasi lunari, che uno solo per finire la collezione diventa diabetico. Ho paura di scoprire che uno di quei cosini contenga le calorie di un pandoro! Non voglio saperlo…
Per non parlare delle patatine fritte. Le cazzo di patatine fritte e di chi l’ha esportate in tutto il mondo. Erano ovunque. Mi piovevano addosso in qualsiasi locale, in ogni tipo di menu. Si perche’ poi il mio vero problema e’ stato esser colto in quei giorni da una specie di raptus/fame chimica. Non mangiavo per semplice golosita’. Mangiavo perche’ ero sempre affamato e non mi saziavo mai. Non so cosa mi e’ preso. Una volta in un locale, dopo mezzo kg di carne, una porzione di patatine ed una di pure’, non soddisfatto mi son messo a mangiare anche il pure’ avanzato da Manuel! Senza fondo.
Per bruciare tutto quello che ho mangiato forse sarebbe stato meglio tornare a Sydney a piedi (800 km).
Per il resoconto dettagliato vi consiglio di andare a leggere l’ottimo post del buon vecchio Lucio sul suo blog.
Per il resto invece lascio commentare le numerosissime foto fatte in quei giorni.
Foto?!?
Ah gia’ dimenticavo… dopo avervi fatto dubitare/penare/incuriosire per piu’ di 100 giorni, se andate nella photogallery c’e’ una sorpresa per voi ![]()
Dopo tanto maltempo, sono diverse giornate che qui a Sydney e’ tornata finalmente l’estate.
Oggi avendo a disposizione un’intera e splendida giornata di sole per bighellonare, ho dedicato il mio prezioso tempo in terra australiana al vero capolavoro botanico di Sydney: i Royal Botanic Gardens.
Quella che sto sviluppando da quando sono arrivato a Sydney e’ una vera e propria passione per i parchi. Si perche’, quando sono ben tenuti, curati e puliti e’ un vero piacere per gli occhi e per lo spirito trascorrerci qualche ora.
Anche oggi altra giornata di “turismo forzato” in attesa dell’ispezione di domani con l’agente immobiliare.
Commenti Recenti