Sep 25

Questo e’ un post lungo, e per certi versi anche difficile da scrivere per me. Molto probabilmente non ce ne sara’ mai un’altro del genere. Quindi dico subito a beneficio di tutti quelli che tra poco abbandoneranno la lettura di questo post chilometrico, di quelli che mi hanno sempre letto ma non mi conoscono, di chi e’ capitato per caso in questo blog o di quelli che volessero ulteriori informazioni sull’Australia… di non cancellare il link di questo sito. Si, rimanete nei paraggi perche’ questo non sara’ di certo l’ultimo post che scrivo sull’Australia.

A tutti gli altri invece consiglierei di mettersi comodi, prima di continuare la lettura…
Allora, so gia’ che molti di voi rimarranno spiazzati da quello che sto per scrivere.
La verita’ e’ che sto tornando a casa. Tra qualche ora un’aereo mi portera’ fino in Thailandia, dove pero’ mi fermero’ per una breve vacanza di 10 giorni prima di rientrare definitivamente in Italia. Il mio arrivo a Roma e’ quindi previsto per la mattina del 5 ottobre, alle ore 06.50.
Ma c’e’ anche dell’altro, perche’ al di la’ del mio ritorno a casa, la mia avventura in Australia e’ tutt’altro che conclusa.

Ora vorrei per quanto sia possibile tranquillizzare tutti, perche’ la mia decisione non e’ frutto di una pazzia dell’ultimo minuto, ma di una scelta che ho fatto gia’ da parecchi mesi. E dietro a tutto quello che ho fatto da quel momento in poi, dallo studio, al lavoro, al viaggiare poco per l’Australia (per adesso) c’e’ stata sempre una ragione. Anche se la maggior parte di voi non ne sapeva nulla, ero venuto qui con in testa un obbiettivo preciso.
Perche’ vi dico solo ora tutto questo?
Perche’ preferivo che questa “bomba” scoppiasse il piu’ tardi possibile, che non si spargesse la voce. Mi dispiace di aver tenuto molti di voi all’oscuro, di aver sviato domande dirette, o talvolta aver risposto con cazzate.
L’ho fatto perche’ non volevo ulteriori pensieri o distrazioni durante la mia permanenza australiana. L’ho fatto perche’ se e’ vero che qualcuno sara’ felice di questa mia decisione, qualcun’altro inevitabilmente ne soffrira’.

Non staro’ ora a darvi date, modalita’, spiegazioni o motivazioni della mia decisione. Per quello ne avro’ tutto il tempo una volta tornato. Mi aspettano molti discorsi da affrontare, molte persone da incontrare e qualche spiegazioni da dare. Ma preferisco farlo di persona.
A questo proposito pregherei quei parenti che leggono il mio blog, e mi riferisco in particolar modo a mia zia e mia cugina, di non dire niente a mia madre, anche perche’ attualmente continua ad aspettarmi per la fine di novembre, e vorrei farle una sorpresa.
In realta’ le sorprese saranno sin troppe, ma voglio gestirle personalmente una volta arrivato a casa.
Muoio dalla voglia di riabbracciare tante persone, ma nello stesso tempo ancora non ho un’idea ben chiara su quello che dovro’ dire ad alcune di loro, lei compresa.
In tutti questi mesi ho pensato molto a cosa dire una volta tornato, ma la verita’ e’ che un discorso preciso ancora non ce l’ho. Non so bene che parole usero’, come non so le reazioni delle facce che avro’ di fronte. Non so niente…
Dovete scusare quindi la poverta’ di post e contenuti degli ultimi tempi, ma non potete immaginare i milioni di pensieri che affollavano la mia testa in questo periodo.

Vorrei a questo punto approfittare per ringraziare tutti quelli che, con continui commenti o mail, mi hanno fatto compagnia per tutti questi mesi. Seppure infarcito di parecchie cazzate, credo di aver speso tanto in questo blog. Ma credo anche di aver ricevuto tanto da molti di voi. L’interesse, il sostegno e le mail di molte persone sono stati molto importanti per me. E incredibilmente, il legame con qualcuno invece di allentarsi o spezzarsi si e’ andato via via rinforzando.
Da adesso in poi, per qualche settimana a venire, non ci saranno nuovi post, perche’ per come la vedo io il titolo “Sojola’s Australia” non avrebbe senso.
Ad ogni modo continuero’ a rispondere alle eventuali domande o curiosita’ di tutti quelli che continueranno ad inviarmi mail o a lasciare commenti sul blog.
E solo per questo mese, in via del tutto eccezionale, ho gia’ aperto per i miei amici la sezione con la lotteria di ottobre. L’unica variante questa volta e’ che nessuno, me compreso, sa che genere di premio ci sara’ in palio. Sara’ un regalo che comprero’ direttamente in Thailandia, e che quindi spediro’ (o eventualmente consegnero’ a mano) appena tornato in Italia.

Dalla mia partenza molti mi hanno chiesto dei motivi che mi hanno spinto ad intraprendere questo viaggio. In realta’ i motivi sono tanti, ma vi svelero’ uno dei motivi principali, una cosa che non ho mai detto a nessuno, neanche al diretto interessato.
L’ho fatto per mio padre.
A lui non gliel’ho mai detto, ma e’ sempre stata lui la ragione di tutto questo. Sono anni che lo osservo, studio e ammiro in silenzio. Sapete, mio padre e’ una persona che nella vita ci ha sempre provato. Ed io vorrei essere come lui.
Voglio provarci.
E’ stato questo l’insegnamento piu’ grande che, inconsapevolmente, mi ha trasmesso nel corso degli anni. E’ una delle figure piu’ importanti della mia vita, ed e’ in assoluto la persona che stimo piu’ di tutte.
Dicono che quando voglio dire una cosa riesco ad essere piuttosto diretto. Qualcuno dice che ho la faccia come il culo, o che mi vergogno di poche cose. Be’ sara’ anche vero, ma io il coraggio di guardare mio padre negli occhi e digli queste cose non ce l’ho mai avuto. Sono tante le cose che non gli ho mai detto e che avrei da dirgli, parte di tutti quei pensieri che spesso tengo per me. E credo che se non avessi avuto questo blog, o non sfruttassi questo mio particolare momento, non gli avrei accennato nulla neanche questa volta.

La verita’ e’ che sono stato un figlio difficile da crescere, e di questo a volte un po’ me ne vergogno.
Forse i miei genitori, per le persone che sono, avrebbero meritato un figlio migliore di quello che sono stato io. Una persona piu’ tranquilla e sicuramente meno irrequieta.
Dopo tanti anni mi ritrovo a fare l’ennesima scelta che, anche se per motivi del tutto differenti, so che scombussolera’ la mia famiglia. Sara’ stupido, ma a volte mi sento in colpa.
In questo momento mi viene in mente una cosa che mi scrisse in una mail di qualche mese fa Federica, che oltre ad essere una persona che mi conosce da piu’ di vent’anni, e’ anche una delle mie migliori amiche.
Disse che secondo lei io non sono mai stato un ribelle, ma ho semplicemente fatto sempre quello che mi pare. Credo che nonostante i tanti cambiamenti nel corso degli ultimi anni, l’indole sia rimasta sempre quella. E che poi in fondo e’ una delle ragioni per cui sono partito…

C’e’ un episodio di qualche anno fa che mi e’ rimasto particolarmente impresso. Ero alla festa di laurea di una mia amica psicologa, e quel giorno vidi suo padre piangere, visibilmente commosso. Fu una scena molto bella che mi colpi’ molto, e che credo non dimentichero’ mai.
Quel giorno mi chiesi se un giorno anch’io sarei stato capace di rendere fiero a quel modo i miei genitori.
Me lo sono chiesto continuamente negli ultimi anni, ma soprattutto in questi ultimi mesi…
Vorrei piu’ di ogni altra cosa renderli felici, ma a volte mi chiedo se quello che faccio contribuisca piu’ a renderli fieri o ad addolorarli.

Da quando sono partito, nel corso dei mesi, molti mi hanno definito un pazzo, un coraggioso, un grande… qualcuno si e’ addirittura spinto a definirmi un mito.
Be’, la verita’ e’ che io non mi sono mai sentito cosi’ ma anzi, l’esatto contrario. Qui ci sono persone che hanno fatto la mia stessa scelta gia’ da molti anni, ma al contrario di me che ho iniziato a muovere con molta fatica i primi passi, sono riusciti ad integrarsi molto piu’ velocemente di quanto abbia fatto io sinora.
Per tutto il resto vorrei invece dire a tutte queste persone che, per quanto mi riguarda, qui di mito ce n’e’ solo uno. Mio padre.
Io sono semplicemente suo figlio…
Ti voglio bene papa’, e non riusciro’ mai a ringraziarti abbastanza.

Sep 19

Qui a Sydney e’ oramai riesplosa prepotentemente la primavera.
Da qualche giorno infatti le temperature hanno iniziato a salire e, a parte la “frescura” del mattino, le temperature di giorno si avvicinano di molto a quelle estive. Compresa anche qualche calda serata.
Mi piacerebbe dire adesso che le persone sono tornate a girare in maglietta durante il giorno, ma la verita’ e’ che qualche pazzo si metteva comunque in pantaloncini e infradito pure d’inverno con la pioggia. Quindi che volete che vi dica…
Io comunque da parte mia mi sono felicemente adattato, ho parcheggiato la renna in garage e sono tornato anch’io ad indossare appena una maglietta durante il giorno.
Ho quasi passato un anno oramai, toccando tutte le varie stagioni dell’anno. Idealmente posso dire di esser tornato al punto di partenza, cioe’ al caldo.
E posso quindi confermare quello che mi venne detto una volta. Se venite in Australia… buttate i maglioni. Oppure usateli come imbottitura dei cuscini.
Il clima qui a Sydney e’ davvero eccezionale, e gia’ adesso, dopo una breve pausa di qualche mese, la gente e’ nuovamente tornata a prendere d’assalto le spiagge nei weekend. A parte poi i soliti irriducibili che per una ragione o per un altra (leggasi surf) non le avevano mai abbandonate.

Detto questo pero’ la ragione principale del mio buonumore e’ data anche da un altra cosa. Assieme al caldo torneranno anche molti dei miei amici conosciuti qui in Australia.
Si, tutti quei fottuti insetti e ragni che oramai da tempo non vedevo gironzolare per casa. Non vedo l’ora di riabbracciarli calorosamente, sobbalzare alla loro presenza, e urlargli contro qualche colorita espressione locale.
Gia’… sono impaziente dopo questo pigro inverno, di rimettermi in moto e riprendere a combatterli a colpi di aspirapolvere e di spray nocivi. Infatti aerobicamente parlando, una caccia allo scarafaccio equivale a mezza partita di calcetto. Ogni 3 insetti uccisi, un gol.
Anche se in realta’ e’ un po’ svilente come crociata, perche’ so gia’ che per quanto allerghero’ il buco dell’ozono nel massacrarli, non ne avro’ mai la meglio.
Pazienza… come dice il detto l’importante non e’ vincere, ma partecipare.

Sep 11

Fino ad oggi, le impressioni che ho avuto qui a Sydney riguardo alla sicurezza e alla criminalita’ sono ottime. Ovviamente rimangono delle impressioni, sia perche’ non ho avuto particolari esperienze a riguardo, sia perche’ e’ una cosa chiaramente soggettiva. Tuttavia la percezione che ho avuto dell’ambiente e’ stata molto rassicurante.
Tra l’altro questa cosa viene in qualche modo esaltata soprattutto quando leggo quello che accade ultimamente in Italia (e a Roma). Un eventuale paragone tra i due paesi risulterebbe quindi quantomeno imbarazzante. In questo caso meglio parlare di calcio.

Non ho avuto l’opportunita’ di seguire molti telegiornali da quando sono qui, e le uniche news apprese le ho sempre lette da qualche giornale, ma qui in fondo non c’e’ molto da dire sulla criminalita’. Gia’, e proprio per queato le pagine che in Italia dedichiamo quotidianamente a cronaca nera, problemi e quant’altro, qui sono dedicate al gossip. Ed allo sport.
Mi sembra giusto.
In fondo se qui non hanno il problema dei carceri pieni di stranieri, di continui stupri o di omicidi, la gente credo abbia il sacrosanto diritto di interessarsi piuttosto al culo della Kidman.

La notte poi, per essere una grande citta’, si gira tranquillamente. Quando torno a casa, al massimo l’unico problema potrebbe essere la gente ubriaca nei locali o che gira per strada, ma e’ abbastanza innoqua se uno si fa gli affari propri.
Sembrera’ un esempio esagerato, ma la sensazione che ho avuto girando la notte a Sydney e’ stata quasi quella che avevo da ragazzino nel mio paesino di montagna quando tornavo a casa la notte. Certo va anche detto che non e’ che abito “in culo ai lupi”, come direbbe un noto poeta francese, ma sono ad appena un paio di fermate di metro della city.
Poi magari in periferia si scannano di mazzate, pero’ il giorno dopo sul giornale parlano di Kylie Minogue ed un bell’articolo sui Sydney Swans (la squadra di locale dell’Australian Football League). Che volete che vi dica?

Faccio un altro esempio.
Una volta affittato il mio appartamento, mi sono sorpreso notando la mia porta di casa. Di legno, sottile pochi centimetri, e con una semplice serratura esterna.
Ho pensato che in Italia una delle prime cose da fare con una casa nuova e’ attrezzarsi con un portone blindato, una guardia giurata all’interno, e un cartello “attenti al cane”. Per i piu’ facoltosi, c’e’ anche un controllo a scansione delle retina.
Qui invece no.
In pratica nel mio palazzo ci sono tutte ste porticine di legno stile “appartamento di Friends”, quelle insomma che con una pedata si possono buttare giu.
I primi giorni quindi avevo sempre un po’ d’ansia, perche m’immaginavo di dover tornare a casa e trovarmela vuota. Chiaramente i ladri oltre al portatile avrebbero saccheggiato anche le mie riserve di tonno che proprio per questo motivo tengo nascoste in piu’ punti dell’appartamento. Ma la preoccupazione iniziale e’ andata via via sparendo con il passare dei mesi.

Dopo tutta questa bella panoramica sulla sicurezza quindi, mi sento di dover chiudere questo post nell’unica maniera possibile… grattandomi.

Sep 01

Rieccoci all’unico appuntamento che catalizza il vostro interesse.
Io lo so che non ve ne frega niente di quello che passo in Australia, se lotto con la fauna locale (leggi scarrafoni) o vengo stuprato da un aborigeno. No, per voi contano solo le magliette.
E nonostante vi odi tutti indistintamente, ad eccezione di Pikkio che odio un pochino di piu’, ed avendo misericordia di voi, mettero’ quindi anche questo mese in palio l’ennesima maglietta: uno splendido modello con i buchi sotto le ascelle.
Ora so’ gia che proprio quest’ultimo particolare avra’ scatenato i vostri istinti piu’ bestiali. E ci credo bene, perche’ come dice la nota pubblicita’ di diamanti “Un buco sotto le ascelle, e’ per sempre…”
Sara’ quindi tollerato ogni genere di insulto o bassezza pur di conquistare l’ambito premio, dalle macumbe al semplice dito medio alzato. Facoltativo l’uso dello specchio riflesso.

Buona fortuna

http://www.sojola.net/?page_id=108

Aug 29

Sono sempre stato un amante dei bambini. Oltre a questa naturale predisposizione, mi e’ sempre sembrato un atto dovuto nei confronti di chi ha avuto una pazienza mostruosa nei miei confronti. Mia madre ha rischiato di vincere per ben due volte il Nobel per la pace, una volta classificandosi addirittura seconda dietro Gandhi, in una finale chiaramente pilotata.
Tutto questo prima di venire in Australia.
Infatti se da piccolo in Italia passavo per un eccezione, qui sarei uno dei tanti. Perche’ i ragazzini australiani non si limitano semplicemente ad essere scatenati. Sono posseduti. Tutti.
E quale osservatorio migliore di una pizzeria per queste piccole pesti ?
Qui si cena presto, a volte anche per le 17.30-18.00. E cosi’ spesso i bambini da poco usciti da scuola arrivano con i loro zaini e migliaia di pennarelli/pastelli/quadernoni con i quali iniziano ad inondare i tavoli (apparecchiati) e a giocare/disegnare/colorare.
Ma non e’ solo quello, non si limitano solamente a colorare…
Ragazzini che giocano per terra, che gattonano sotto ai tavoli (spesso non loro), macchinine, camion e giocattoli sparpagliati OVUNQUE per tutta la sala. Il tutto ovviamente strillando, perche’ senno’ il divertimento perde del 70%. Una volta ho visto un genitore avere la geniale idea di portarsi appresso una di quelle coperte da stendere sul pavimento, quelle con i giochi attaccati sopra.
Che poi non si accontentano di giocare con le fottute macchinine, loro pensano in grande… una volta un bambino stava giocando con “l’allegra betoniera”, grossa quanto una scatola di scarpe!

Sembrerebbe quindi che la tipica filosofia australiana dell’ “Easy goin’ ” degli adulti abbia radici profonde, che nasce e viene alimentata direttamente nella loro infanzia. Qui infatti e’ come se i bambini fossero allevati come tanti piccoli Tarzan, con poche e semplici regole di sopravvivenza.
Il motto dei genitori australiani sembra quasi dire “Andate e scatenatevi. Noi staremo a guardare.”
Difatti il tipico genitore australiano rimane impassibile (e forse anche segretamente compiaciuto) delle gesta del suo piccolo portatore di catastrofi. E mentre in Italia il genitore medio si darebbe da fare per cercare di limitare un eccessivo entusiasmo o eventualmente scusandosi di eventuali danni e/o disastri causati, qui invece il genitore medio ti guarda (infastidito) sembrando quasi volerti dire “E allora? E’ solo un bambino! Lasciagli far esplodere quello che gli pare!”

Ma i pericoli non sono finiti qui. Una delle prime regole inculcatemi a lavoro, e’ quella che appena queste tenere creature si siedono a tavola, di togliergli IMMEDIATAMENTE il coltello di fronte a lui, perche’ incredibile ma vero (si accettano scommesse) 97 volte su 100 cerchera’ di:
a) Intagliare il tavolo
b) Colpire il genitore (che rimane comunque felice per la vivacita’ del pargolo)
c) Colpire il cameriere
d) Agitare freneticamente il coltello in aria, in un incrocio tra zorro ed un direttore d’orchestra
Nel caso invece delle rimanenti 3 volte su 100, probabilmente l’unica spiegazione plausibile e’ che il bambino e’ stato sedato poco prima di entrare.

Se qui siamo invasi da bambini piuttosto che da cavallette, c’e’ anche un altro motivo.
Mentre in Italia le coppie per fare 1/4 di bambino (nel mio caso mia madre deve ancora finire di pagare il cervello) devono fare complicati calcoli di economia domestica e chiedere prestiti per i successivi 20 anni, qui in Australia il palese benessere economico si riflette anche su questo, e non a caso quindi si possono notare moltissime donne incinta rispetto che da noi.

C’e’ un ultima curiosita’ che riguarda la cultura australiana, e non manchera’ di sorprendere la maggior parte di voi. Non e’ cosa inusuale infatti vedere un genitore portare il bambino al ristorante per cena vestito direttamente col pigiama (!!). Cosi’ una volta a casa va subito a letto. Grandiosi.
Lo so che sembra un’altra cazzata delle mie, ma e’ la pura verita’. Questa e’ l’ennesima e abissale differenza sul nostro modo di vedere l’igiene rispetto alla cultura anglosassone.
Se quindi un giorno anche voi doveste raggiungere la terra dei canguri, vi invito a presentarvi in un qualsiasi ristorante in ciabatte e pigiama. Non solo potrete passare per una persona “giovane dentro”, ma a parte l’indubbia comodita’, sarete anche autorizzati a far sfrecciare le vostre macchinine per tutto il ristorante, sotto lo sguardo compiaciuto di mamme e papa’ (a parte lo sguardo omicida di qualche cameriere).